Mosca, la Cia propone un vertice Trump-Putin-Zelensky. Mosca: “Attacchi massicci all’energia ucraina”
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Redazione Esteri
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Il direttore della Cia, John Ratcliffe, nel corso di una visita a Mosca all'inizio di questa settimana, avrebbe avanzato alle autorità russe la proposta di un incontro trilaterale tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il presidente russo Vladimir Putin e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
La notizia, riportata da Axios, è stata raccolta da due fonti informate sui colloqui, le quali hanno aggiunto che la missione di Ratcliffe mirava anche a sondare la disponibilità dei vertici dei servizi di intelligence russi a giocare un ruolo di convincimento nei confronti di Putin, al fine di sbloccare una ripresa dei negoziati con l'Ucraina sotto la mediazione statunitense.
La trasferta del capo dell'intelligence americana, che aveva destato sorpresa per la sua natura discreta e per l'utilizzo di un aereo militare facilmente tracciabile, si inserisce in un momento di particolare stallo diplomatico, con le posizioni tra Mosca e Kiev che appaiono ancora distanti e con il Cremlino che, come dichiarato dal portavoce Dmitry Peskov, non vede sul tavolo "nuove idee" per un dialogo concreto.
La missione di Ratcliffe e il messaggio al Cremlino
La proposta di un vertice a tre, che vedrebbe seduti allo stesso tavolo Trump, Putin e Zelensky, rappresenterebbe un tentativo di rilancio ad alto livello del processo di pace, dopo mesi di crescenti difficoltà e di reciproche accuse. Secondo quanto ricostruito dalla stampa, la scelta di Trump di affidare una missione così delicata non a un inviato speciale, ma al direttore della Cia, sottolineerebbe la volontà di instaurare un canale di comunicazione diretto e pragmatico, basato su un dialogo tra servizi di intelligence che conoscono a fondo la situazione sul terreno.
L'obiettivo, per i funzionari statunitensi, sarebbe quello di consegnare a Putin un messaggio chiaro sulla necessità di giungere a un accordo, in un contesto in cui le valutazioni americane descrivono la situazione del conflitto come particolarmente cupa. La visita di Ratcliffe non ha tuttavia prodotto apparenti svolte immediate: il portavoce del Cremlino ha ribadito che i negoziati restano "sospesi", mentre il ministro degli Esteri Sergei Lavrov ha mostrato una cauta apertura, dichiarando la Russia "pronta ad ascoltare nuove proposte".
La minaccia russa: "Attacchi massicci all'energia ucraina"
Sul fronte militare, la tensione ha subito un'ulteriore impennata con l'annuncio del ministero della Difesa russo, guidato da Andrej Belousov, che ha dichiarato di stare preparando "attacchi massicci" contro le installazioni del settore energetico ucraino. In una nota pubblicata su Telegram, il dicastero ha giustificato l'iniziativa come una risposta agli "attacchi continui del regime di Kiev contro le infrastrutture civili e il complesso petrolifero ed energetico della Russia".
La prospettiva di un nuovo inverno con le città ucraine al buio e al freddo torna a profilarsi come uno scenario concreto, mentre l'Ucraina chiede ai suoi alleati un rafforzamento della difesa aerea per proteggere i propri cieli e le proprie infrastrutture critiche. Nel frattempo, le Forze armate russe hanno rivendicato il controllo di nuovi insediamenti e il proseguimento dell'offensiva lungo l'intera linea del fronte, con il ministero della Difesa che ha diffuso dati sulle perdite subite dalle forze ucraine e sulla distruzione di mezzi e droni.
Gallagher: il viaggio del Vaticano a Mosca tra le ferite della guerra
Proprio mentre gli attori principali del conflitto si preparavano a una nuova escalation, una voce fuori dal coro è giunta da Mosca con la missione del segretario per i Rapporti con gli Stati della Santa Sede, l'arcivescovo Paul Richard Gallagher. Il viaggio, conclusosi venerdì 28 agosto con un lungo e macchinoso rientro a Roma via Istanbul, ha rappresentato un nuovo tentativo della diplomazia vaticana di tenere aperto un canale di dialogo con le autorità russe.
In un'intervista rilasciata al termine della missione, Gallagher ha sottolineato come la guerra, con le sue vittime e le sue "ferite aperte", renda il dialogo sempre più difficile, ma ha ribadito che "storicamente tutti i conflitti, tutte le guerre terminano con un negoziato, con un accordo".
Il ministro degli Esteri russo Lavrov, dopo l'incontro, ha definito l'appello del Vaticano alla pace come "generico", ma Gallagher ha rivendicato questa linea, spiegando che la Santa Sede non ha il compito di entrare nei particolari tecnici dei negoziati, ma di richiamare "la responsabilità ed invita a mostrare buona volontà per avviare seriamente un dialogo".
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