A Milano i cantieri si fermano per il caldo, ma in Trentino dicono no: "Basta bere"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sotto il campanile della basilica di Sant’Ambrogio, alle 12.33, il rombo assordante delle fresatrici si spegne all’improvviso. Un operaio scende dall’escavatrice, si toglie il casco e appende la pettorina gialla al gancio. «Pausa», annuncia al collega, mentre si allontana dal cantiere. È scattata l’ordinanza anti-caldo della Regione Lombardia, la prima del genere, firmata dal governatore Attilio Fontana per tutelare chi lavora all’aperto sotto il sole cocente. Ma mentre a Milano si obbedisce alle nuove regole, in Trentino la risposta è netta: «Qui non siamo in Emilia Romagna».

La misura lombarda, che impone la sospensione dei lavori più faticosi tra le 12.30 e le 16, ha acceso un dibattito che va oltre i confini regionali. Se da un lato i sindacati chiedono di anticipare l’inizio dei turni alle 6 del mattino per evitare le ore più torride, dall’altro la Provincia autonoma di Trento rifiuta di adottare provvedimenti simili. «Non ci pare necessario», ha dichiarato l’assessore Achille Spinelli, sostenendo che basterebbe «bere tanto e frequentemente» per contrastare l’afa. Una posizione che stride con le immagini raccontate da chi, nei cantieri lombardi, ha visto operai costretti a lavorare «in mutande» per sopportare temperature insostenibili.

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