Tadej Pogacar vince la Milano-Sanremo: caduta, rimonta e il primo trionfo nella “Classicissima”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Sono bastati pochi istanti, quelli che separano la sommità del Poggio dal rettilineo di via Roma, per ribaltare una narrazione che sembrava già scritta. Dalle 10.10 di questa mattina, quando il gruppo è partito da Pavia sotto un cielo che le previsioni davano generoso, l’attenzione era tutta concentrata su due nomi: Mathieu van der Poel, che della Milano-Sanremo si era già impadronito due volte, nel 2023 e poi ancora nel 2025, e Tadej Pogacar, il numero uno del ciclismo mondiale, che di questa corsa ne faceva una questione quasi personale, un’ossessione tesa a completare un palinsesto già leggendario. A loro, come accaduto un anno fa, si era aggiunto un terzo incomodo nelle pieghe della corsa: Filippo Ganna, l’unico capace di resistere accanto ai due fenomeni fino all’ultima volata, già due volte secondo in quella stessa via Roma.

Poi, a meno di trenta chilometri dal traguardo, prima della salita della Cipressa, la corsa ha preso una piega inaspettata. Pogacar è caduto, ed è stato il momento in cui, per usare le sue stesse parole, ha pensato che fosse finita tutto. Il fuoriclasse sloveno dell’Uae si è rialzato con il fianco e la coscia sinistra segnati da abrasioni profonde, quelle che più tardi, sul podio, sarebbero state visibili a chiunque. Eppure, contrariamente a quanto il copione avrebbe voluto, quella caduta non ha rappresentato la fine del sogno ma solo il prologo di un’impresa che, nella carriera già strapiena di successi di Pogacar, assumerà un significato particolare.

L’errore, il dolore, la paura di aver vanificato un’intera preparazione: sono tutti elementi che il corridore ha gestito in pochi chilometri, riorganizzandosi con l’aiuto dei compagni di squadra, consapevole che senza di loro non ce l’avrebbe fatta. È stato allora che la “Classicissima” si è trasformata in un’altra cosa. Pogacar, invece di crollare, si è scatenato. Prima sulla Cipressa, dove ha iniziato a forzare il ritmo imponendo una selezione spietata, poi sul Poggio, l’ultima asperità prima del traguardo, ha plasmato la corsa a sua immagine, lasciando sul posto molti degli avversari e presentandosi allo sprint finale con un solo uomo in grado di opporsi: Tom Pidcock.

La volata a due, che lo sloveno ha ammesso essere un terreno su cui non vantava molta esperienza, è stata il suggello di una rimonta clamorosa. Pogacar ha confessato, nel dopo gara, di non aver ancora realizzato fino in fondo di aver vinto, scherzando su quanto gli sarebbe servito ancora qualche momento per processare la portata del risultato. Ad accoglierlo sul traguardo, oltre alla folla e al calore di una piazza che attendeva questo trionfo da sei tentativi, c’era anche la stretta di mano di Carlos Sainz, il campione di Formula 1 con cui condivide gli allenamenti nel Principato di Monaco, un incontro che ha chiuso il cerchio di una giornata perfetta per il campione del mondo in carica.

Il peso di un tabù e l’aiuto decisivo dei compagni

La Milano-Sanremo, per Tadej Pogacar, rappresentava l’unico grande classico ancora mancante in un palmarès che già raccoglieva Tour de France, Giro d’Italia e Mondiali. Era una sfida che sembrava essersi trasformata in un tabù, un ostacolo paradossalmente più complicato delle montagne più alte proprio per la natura imprevedibile della corsa, quella che non perdona un attimo di distrazione o un errore di posizionamento. E oggi, per un tratto di strada, il timore che il tabù continuasse a resistere è stato concreto. La caduta avvenuta poco prima della Cipressa è stata il momento di massima tensione, quello in cui il sogno rischiava di infrangersi contro l’asfalto. Invece, il valore della squadra – aspetto che lo stesso Pogacar ha sottolineato con forza – è emerso con chiarezza. Il supporto ricevuto nei chilometri successivi, l’aiuto per rientrare in gruppo e gestire la situazione, ha trasformato quella che poteva essere una disfatta nel prologo della rimonta più spettacolare della 117esima edizione.

Dalla paura alla leggenda: la volata che vale una carriera

Se la caduta ha rappresentato il momento della paura, l’azione sulla Cipressa e la successiva accelerazione sul Poggio hanno rappresentato la dichiarazione d’intenti. Pogacar, visibilmente segnato dalle abrasioni, non ha solo dimostrato forza fisica ma una capacità di leggere la corsa fuori dal comune, costringendo i rivali a inseguire. Tra questi, Mathieu van der Poel, il dominatore delle ultime edizioni, e Filippo Ganna, che per il terzo anno consecutivo si è trovato a recitare la parte dell’incomodo di lusso. Alla fine, il confronto diretto si è risolto nello sprint a due con Pidcock, un duello che ha regalato il primo alloro nella Classicissima allo sloveno, capace di trasformare un pomeriggio iniziato con una caduta in una delle imprese più grandi di una carriera che, già prima di oggi, era piena zeppa di trionfi.

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