Milano-Sanremo 2026, la rimonta di Pogacar dopo la caduta e la ‘top Ganna’ in cerca del riscatto
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Redazione Sport
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Nell’edizione 2026 della Classicissima di Primavera, a consegnare la narrazione di una corsa che resterà impressa negli annali è stato un episodio che avrebbe potuto pregiudicarla. Tadej Pogacar, lo sloveno che da tempo abita il regno del ciclismo mondiale, ha costruito la sua prima affermazione nella Milano-Sanremo su un cedimento, il suo, e su una rimonta tanto fulminea quanto metodica. A trenta chilometri dal traguardo, mentre il plotone si preparava al tornante decisivo della Cipressa, il campione del mondo è finito a terra in una caduta che lo ha visto bloccato sull’asfalto, letteralmente in sandwich con altri corridori. Il racconto dello stesso Pogacar, più tardi, ha restituito senza filtri i secondi successivi al contatto: la mente, in quel frangente, è corsa prima a una sorta di autocritica ironica – “Ma che casino hai combinato, Tadej?” – per verificare poi l’integrità fisica, e infine per constatare che la sua bicicletta era incastrata sotto la schiena di un atleta della Alpecin, in evidente difficoltà.
Da quel momento, l’inerzia della gara si è rovesciata. Recuperato il gruppo dopo la rialzata, Pogacar ha impresso un’accelerazione violenta prima sulla Cipressa e poi sul Poggio, due ascese che, come noto, aveva preparato con la meticolosità di chi ogni due settimane simulava le pendenze al seguito di uno scooter. La volata finale, che lo ha visto prevalere per un soffio su Tom Pidcock, ha così cancellato uno dei pochi vuoti ancora presenti in un palmarès che non smette di espandersi. Terzo si è piazzato Wout Van Aert, a chiudere un podio di altissimo profilo mentre, sullo sfondo, restano i segni di un arrivo che ha premiato l’intraprendenza di chi, caduto e rialzato, ha saputo trasformare un potenziale dramma sportivo in una riscrittura della storia della corsa.
L’azzurro della Ineos e l’ambizione di un bersaglio mancato
Mentre la vittoria slava monopolizzava l’attenzione nel finale, il fronte italiano ha potuto contare su una prestazione che riaccende le speranze per le prossime stagioni. Filippo Ganna, l’atleta piemontese della Ineos Grenadiers, ha confermato di aver fatto della Classicissima un obiettivo prioritario, coltivato con costanza dopo i secondi posti ottenuti nelle edizioni del 2023 e del 2025. Osannato in Piazza della Vittoria al termine della frazione, “Pippo” – come viene chiamato nell’ambiente – si è presentato al via con l’intenzione chiara di agguantare quello che lui stesso definisce il “bersaglio grosso”, consapevole di muoversi su un terreno, quello delle corse di un giorno, dove la sua potenza cronometrica può diventare un’arma di rottura decisiva.
La sua corsa, sviluppatasi nell’ombra dei grandi favoriti fino ai passaggi chiave, ha confermato una maturità tattica che nelle precedenti partecipazioni era ancora in fase di affinamento. Se per lo sloveno Pogacar si trattava di riempire un vuoto, per Ganna la Classicissima rappresenta il fronte su cui si gioca una parte del proprio posizionamento nel ciclismo internazionale. La capacità di restare incollato alle ruote migliori nei momenti di selezione, nonostante una struttura fisica più adatta ai terreni pianeggianti, ha rappresentato il segnale più incoraggiante. Un indiziato serio per il podio, quello azzurro, che dimostra come l’alchimia tra preparazione specifica e gestione della tensione in una gara tanto lunga quanto tattica stia producendo frutti concreti.
La preparazione ossessiva dietro l’impresa del campione sloveno
Un aspetto emerso con forza nelle ore successive all’arrivo è il metodo con cui Pogacar ha affrontato l’unica classica che sembrava potergli resistere. L’immagine dello sloveno intento a provare i tratti finali di Cipressa e Poggio a ruota di uno scooter, un appuntamento che ripeteva con cadenza quasi bisettimanale, restituisce la dimensione di un lavoro preparatorio spinto fino al dettaglio maniacale. Non si è trattato solo di memorizzare le curve o calibrare i rapporti, ma di interiorizzare un ritmo tale da rendere automatica la reazione anche nelle condizioni avverse, come quelle verificatesi con la caduta a 30 km dall’epilogo.
L’episodio della caduta, in tal senso, funge da spartiacque nella ricostruzione tecnica dell’evento. L’ammissione dello stesso corridore – “avevo provato a passare dove non si passava” – ha aperto una finestra sulla valutazione del rischio in tempo reale, una componente decisiva in una corsa che non concede pause. Il successivo rientro sul gruppo, completato mentre la confusione regnava nel plotone, ha dimostrato una solidità psicologica che, unita alla preparazione specifica, ha trasformato un errore in un prologo per l’azione decisiva. La volata sul traguardo di Sanremo, con Pidcock incollato alla sua ruota, ha così sancito una vittoria che non è solo fisica ma frutto di un progetto tecnico costruito nel tempo.
Sviluppi giudiziari e il contorno di una corsa segnata da accadimenti
Sotto il profilo dell’ordine pubblico e delle indagini connesse all’evento, la manifestazione non è stata esente da episodi che hanno richiesto l’intervento degli inquirenti. Sebbene la cronaca abbia giustamente celebrato il valore sportivo, gli organi di polizia hanno dovuto gestire situazioni di tensione nel corso della giornata, alcune delle quali hanno portato all’identificazione di soggetti segnalati per condotte illecite. Gli sviluppi giudiziari relativi a questi episodi, al momento, restano confinati all’ambito degli accertamenti preliminari, con le autorità che stanno vagliando i filmati e le testimonianze raccolte lungo il percorso.
In un contesto di grande afflusso di pubblico, dove la concentrazione di spettatori ai lati delle strade rappresenta tradizionalmente un elemento critico per la sicurezza dei corridori, gli investigatori hanno concentrato le verifiche su alcuni momenti di ressa segnalati nei pressi delle salite decisive. Non si tratta, in questa fase, di eventi direttamente collegati all’andamento della corsa o alle dinamiche che hanno coinvolto i protagonisti, ma di fatti di cronaca che si sono sviluppati parallelamente alla competizione e che ora saranno oggetto di approfondimento da parte della procura. La mole di materiale raccolto, comprese le riprese aeree e quelle degli operatori di sicurezza, costituirà il basamento su cui si lavorerà per ricostruire eventuali responsabilità.




