Monster: la storia di Ed Gein, tra realtà e finzione cinematografica
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Ryan Murphy, che insieme a Ian Brennan ha ideato la serie antologica "Monster", si è confrontato con la figura di Ed Gein dopo aver narrato le storie di Jeffrey Dahmer e dei fratelli Menendez, operando, come di consueto, una rielaborazione creativa dei fatti. La terza stagione, approdata sulla piattaforma e subito balzata in vetta alle classifiche, si discosta tuttavia dalle precedenti per un'impostazione meta-cinematografica che, attraverso salti temporali tra presente, passato e futuro, intreccia la biografia del criminale con i film horror cult che da essa hanno tratto ispirazione. Charlie Hunnam, a cui è affidata l'interpretazione del pluriomicida, restituisce una figura complessa, la cui psiche, segnata da una grave forma di psicosi con deliri religiosi, viene esplorata in otto episodi diretti da Max Winkler, i quali non si limitano a ricostruire i crimini ma ne indagano l'eco nella cultura popolare.
Il caso Gein e la sua eredità distorta
I delitti commessi da Ed Gein nel Wisconsin, che la serie ripercorre concentrandosi anche sulle inchieste e sugli sviluppi giudiziari, hanno infatti generato un immaginario che oltrepassa di gran lunga la sua storia personale, finendo per alimentare alcune tra le pellicole più iconiche del genere horror. La trasposizione operata da Murphy, se da un lato attinge a piene mani da questa eredità, dall'altro sembra a tronti forzare la mano, come già avvenuto in passato con il finale di "American Horror Story: Coven", piegando la realtà narrativa per esigenze di drammaturgia. Ne risulta un'opera che, pur mantenendo un ritmo serrato e una struttura articolata, solleva interrogativi sulla labile frontiera che separa la cronaca nera dalla sua rappresentazione finzionale, un qualcosa che, se non gestito con il dovuto rigore, rischia di offuscare i contorni dei fatti realmente accaduti.
Gein e Sheldon Cooper: un accostamento inatteso
Tra gli elementi di maggiore curiosità emersi nel dibattito sul pubblico, si annovera un inatteso parallelismo, palesemente di natura fittizia e non clinica, tra la figura di Ed Gein e il personaggio televisivo Sheldon Cooper. Se il primo era affetto da una patologia psichiatrica gravissima, il secondo è canonizzato dagli autori della sua serie come un individuo con tratti riconducibili allo spettro autistico, caratterizzato da rigidità comportamentali e da una marcata difficoltà nell’interazione empatica. L'accostamento, per quanto bizzarro e fondato su una mera suggestione narrativa, evidenzia come la serie tenti di inserire il ritratto del criminale in un discorso più ampio, che tocca persino archetipi della televisione contemporanea, sebbene le due condizioni non siano in alcun modo paragonabili sul piano psicopatologico.
Il mistero di Evelyn Hartley e il ruolo di Addison Rae
Un altro tassello narrativo degno di nota è rappresentato dall’inCorporazione della scomparsa di Evelyn Hartley, un caso di cronaca mai risolto che la serie collega, in maniera per lo più speculativa, alla vicenda di Gein. A impersonare la ragazza è la star dei social media Addison Rae, il cui personaggio contribuisce ad ampliare il raggio d’azione della storia oltre i confini dei crimini accertati, aggiungendo un ulteriore strato di mistero a una trama già densa di riferimenti. Questo espediente, se da un lato arricchisce la dimensione narrativa, dall'altro dimostra la propensione degli autori a fondere elementi storici con altri di pura invenzione, creando un continuum in cui la verità processuale e le ipotesi più suggestive finiscono per confondersi, lasciandone alcuni da approfondire e altri, forse, volutamente in ombra.




