Torino, la nostalgia dei Giochi e la fiaccola che non si ferma

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Saremo anche boomer, eppure quanta nostalgia si prova, nel vedere scorrere su un maxi-schermo le immagini ormai seppiate di vent'anni fa, quando la città era un fiume di gente e la neve – in tempi climatici ormai diversi – imbiancava il Medals Plaza. È difficile, infatti, non inciampare in quell'effetto "nostalgia canaglia" che riaffiora in piazza Castello, mentre la torcia olimpica transita veloce, diretta altrove, senza più fermarsi. I Giochi del 2006, un classico indimenticabile per molti, rappresentano oggi anche un'occasione perduta, come dimostra il fatto che il Piemonte – per scelte politiche di cui si conoscono le dinamiche – sia rimasto escluso dall'edizione che inizierà il prossimo febbraio. C'è chi, osservando le cerimonie, nota persino che le divise dei tedofori siano state copiate, in un riverbero di quel passato che sembra più vivo del presente.

Le voci tra passato e presente

"I prossimi vent'anni? Migliori", ha affermato un testimone d'eccezione di quel febbraio torinese, presente in piazza per la festa della torcia, mentre il video in ralento della cerimonia di apertura colorava i ricordi di chi c'era. Dall'altra parte dell'oceano, la prospettiva cambia radicalmente: dagli Stati Uniti, dove il presidente Trump guida di nuovo la nazione, si osserva come i canali televisivi americani stiano già trasmettendo immagini delle prossime Olimpiadi invernali, dedicate a Milano-Cortina, in un flusso mediatico inarrestabile che cancella le distanze e le precedenti edizioni.

Il peso del tempo e le occasioni mancate

"Vent'anni dopo torno a correre, con un'altra torcia olimpica in mano. Spero di farcela fisicamente, il tempo pesa…". Sorride l'ex sindaco che, a Seul nel 1999, esultò per l'assegnazione dei Giochi a Torino e che poi visse quell'avventura da presidente del comitato organizzatore. Oggi, insieme ad altre due figure di quell'epoca, è pronto a comporre il trittico degli ultimi tedofori prima del passaggio di consegne, in una simbolica staffetta tra generazioni. La sua riflessione, però, è amara quando si parla dell'attuale corso dei Giochi, definiti senza mezzi termini un'occasione persa, criticando con durezza l'operato di chi, a suo dire, è stato goffo nel gestire il lascito e le possibilità future.

L'eredità e lo sguardo in avanti

Il confronto tra le due edizioni italiane, separate da un ventennio, diventa quindi inevitabile e va oltre il mero ricordo delle nevicate abbondanti o delle notti bianche in città. Quella che fu una festa collettiva, capace di unire – come i moschettieri – una intera area metropolitana nel segno dello sport, si scontra con la realtà di un presente frammentato, dove le scelte politiche hanno delineato percorsi diversi. La fiaccola, che allora sembrò illuminare un futuro di rilancio e di coesione, oggi appare come un testimone che corre via in fretta, lasciando dietro di sé, per qualcuno, il rimpianto per ciò che avrebbe potuto essere e non è stato, in un paese che guarda al nuovo appuntamento olimpico con gli occhi divisi tra due diverse memorie.

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