Usa, ridotti i dazi sulla pasta italiana dopo la telefonata tra Meloni e Trump

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una decisione attesa e, per molti versi, sorprendente ha di fatto aperto un nuovo capitole nelle complesse relazioni commerciali tra l'Italia e gli Stati Uniti. Il Dipartimento del Commercio americano, infatti, ha annunciato con un anticipo considerevole rispetto alle scadenze formali una sostanziale revisione al ribasso dei dazi antidumping applicati, solo pochi mesi fa, a numerosi produttori di pasta italiani. L'abbattimento delle aliquote, che in alcuni casi erano state fissate a livelli proibitivi, costituisce un esito ben più favorevole del previsto per un'indagine avviata su segnalazione di aziende statunitensi, molte delle quali peraltro controllate da gruppi italiani stessi. La notizia, giunta nella notte, ha fatto immediatamente il gioco di un governo italiano da tempo impegnato in un serrato lavoro diplomatico per difendere le eccellenze del made in Italy da barriere protezionistiche.

Le nuove tariffe dopo l'analisi post-preliminare

La cosiddetta analisi post-preliminare, un passaggio tecnico ma cruciale nell'iter istruttorio statunitense, ha prodotto dati che ribaltano le precedenti determinazioni provvisorie rese note lo scorso settembre. Se allora, infatti, per un'azienda come La Molisana era stato stabilito un dazio del 91,74%, la nuova aliquota scende ora al 2,26%, un livello che di fatto riporta la competizione su un piano di sostanziale normalità. Per Garofalo, invece, il calo è comunque marcato, con la tariffa che passa al 13,98%, mentre per gli altri undici produttori coinvolti nell'indagine ma non "campionati" si applicherà un'imposta media del 9,09%. Questi numeri, che devono ancora ricevere il sigillo definitivo con la conclusione formale dell'inchiesta prevista per marzo, rappresentano un esito ben diverso da quello temuto dal comparto, il quale si trova ora a dover gestire un onere fiscale molto più contenuto e probabilmente assorbibile.

Il contesto politico-diplomatico della decisione

La tempistica dell'annuncio americano non sembra affatto casuale, arrivando a poche ore di distanza da un colloquio telefonico tra il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, avvenuto il 31 dicembre per lo scambio degli auguri di fine anno. Come sottolineato da una nota ufficiale, quella conversazione è stata l'occasione non solo per un gesto di cortesia istituzionale, ma anche per uno scambio di vedute sulle principali questioni internazionali e per affrontare alcuni dossier commerciali specifici che la Farnesina portava avanti da tempo. Il ministero degli Esteri italiano, commentando la svolta, ha parlato esplicitamente di un "segno del riconoscimento della fattiva volontà di collaborare delle nostre aziende", evidenziando come il dialogo condotto a più livelli abbia infine prodotto i suoi effetti.

Una doppia vittoria per l'export italiano

La buona notizia per il settore agroalimentare, del resto, si inserisce in un quadro più ampio di alleggerimento delle tensioni doganali, che riguarda anche un'altra colonna portante dell'export nazionale: l'arredamento. Nella stessa serie di comunicazioni, le autorità statunitensi hanno infatti confermato il rinvio al 2027 dell'aumento dei dazi sui mobili importati dall'Italia, un'altra misura che era stata fonte di forte preoccupazione per le imprese del settore. Questo doppio risultato, ottenuto dopo mesi di trattative non sempre facili, fornisce un sollievo tangibile a due filiere strategiche, le quali possono così programmare le proprie attività sul mercato americano con un orizzonte di maggiore certezza e minore pressione fiscale.

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