Il monito di Stella e il pianto della McLaren: “Siamo a 50 secondi dalla Mercedes”. Norris, quinto a Melbourne, parla di vettura “migliorabile”
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Redazione Sport
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Il circus della Formula 1 ha appena concluso il suo primo atto della stagione 2026 sul tracciato dell’Albert Park di Melbourne, e il verdetto, per chi era abituato a lottare per le posizioni che contano, ha il sapore amaro di una sconfitta inattesa. La McLaren, squadra campione del mondo in carica, si è ritrovata proiettata in una dimensione parallela, lontana anni luce dalla Mercedes, capace di piazzare entrambe le sue frecce d’argento sui gradini più alti del podio con George Russell e Kimi Antonelli, e in secondo luogo anche da una Ferrari comunque più performante. È un brusco risveglio per il team di Woking, e i numeri, in questi casi, sono spietati: oltre trentacinque secondi di ritardo da Lewis Hamilton, che chiude quarto, e quasi cinquanta secondi (51.741 per l’esattezza) dal vincitore Russell.
Andrea Stella, team principal della scuderia papaya, non ha usato giri di parole nel commentare la prestazione della MCL40, la nuova creatura nata sotto l’egida di un rivoluzionario cambio regolamentare che sembra aver azzerato i vantaggi accumulati nelle ultime due stagioni. Il suo è un allarme tecnico che parte da un dato oggettivo e inconfutabile: il distacco accumulato da Lando Norris, unico rappresentante del team in gara dopo il terribile incidente occorso a Oscar Piastri nel giro di ricognizione, è paragonabile a quello che si sarebbe potuto vedere in un'altra epoca tra vetture di categorie diverse. “Finiamo la gara, ed è già qualcosa visto l’accaduto, ma la finiamo a 50 secondi dal leader”, ha esordito l'ingegnere italiano ai microfoni di Sky Sport, fotografando una domenica pomeriggio da dimenticare.
L’enigma della Power Unit e il carico aerodinamico perduto: la doppia sfida di Woking
Ciò che preoccupa maggiormente il box McLaren, al di là del risultato cronometrico grezzo, è la natura composita del deficit prestazionale. Stella ha scomposto il problema come un equazione dalle molte incognite, evidenziando come il ritardo non sia ascrivibile a un singolo fattore, ma a una combinazione di carenze tecniche che rendono la MCL40 una vettura ancora acerba. Il primo nodo cruciale da sciogliere riguarda l’utilizzo della Power Unit, il propulsore che, paradossalmente, è lo stesso che spinge le vincenti Mercedes. “Quando guardiamo i dati e i confronti di velocità”, ha spiegato il team principal, “è chiaro che loro stanno facendo un lavoro migliore del nostro nell’utilizzo della Power Unit”. Un’ammissione di colpa tecnica non indifferente, che getta un’ombra sulla capacità del team di integrarsi con la complessa gestione energetica richiesta dai nuovi regolamenti, dove l’ibrido la fa da padrone e la cosiddetta fase di super clipping complica la vita ai piloti.
Ma il problema non si ferma alla mera gestione della potenza in uscita dalle curve o sul dritto. L’altro grande scoglio, emerso con chiarezza nelle curve veloci e nei tratti guidati dell’Albert Park, è la carenza di carico aerodinamico puro. La nuova filosofia tecnica, che riduce la complessità dei fondi e semplifica le ali per favorire i sorpassi, ha colpito duramente chi, come la McLaren, aveva fatto della downforce il suo cavallo di battaglia. I riscontri GPS, confrontati con quelli delle frecce d’argento, non lasciano spazio a interpretazioni: la MCL40 non riesce a tenere il passo nei curvoni veloci, perdendo decimi preziosi che a fine gara si trasformano in un abisso. Una situazione che, come ammesso dallo stesso Stella, richiederà tempo e consistenti pacchetti di sviluppo per essere raddrizzata, e certamente non si risolverà nell’arco di uno o due gran premi.
Lando Norris e il “lungo, duro campionato”: la gestione delle gomme torna un’incognita
Se dal muretto arrivano analisi a freddo, dall’abitacolo il verdetto è altrettanto crudo. Lando Norris, che lo scorso anno dominava la scena, ha dovuto accontentarsi di una quinta posizione difesa con le unghia e con i denti da un ritrovato Max Verstappen partito dal fondo. Il britannico, mai tenero con le critiche, ha parlato di vettura “migliorabile”, un eufemismo che cela una frustrazione ben più profonda. “Non è stata la migliore gara in termini di passo”, ha dichiarato a caldo, “abbiamo faticato con diverse cose sulla vettura all’inizio. Siamo molto lontani da dove dovremmo essere”. La sua analisi tocca un tasto dolente che per la McLaren sembra essere un leitmotiv: la gestione delle gomme, e in particolare il fenomeno del graining anteriore, quel fastidioso spellamento della gomma che ne compromette l’aderenza e che aveva afflitto la squadra anche in passato.
Le speranze di poter lottare con i primi si sono infrante dopo appena tre giri, quando le coperture hanno iniziato a degradare oltre le previsioni, costringendo Norris a una gara di sofferenza e gestione piuttosto che di attacco. “Abbiamo ucciso le gomme dopo tre giri”, ha ammesso candidamente il campione del mondo in carica, sottolineando come i problemi di graining siano una costante che la nuova vettura non ha ancora risolto. Se a questo si aggiunge la necessità di comprendere a fondo la mappatura del motore e le sue complesse logiche di ricarica, il quadro che ne esce è quello di una squadra che deve ricominciare quasi da capo, raccogliendo dati come una matricola, laddove fino a pochi mesi fa impartiva lezioni. Non resta che il lavoro in fabbrica, analizzando i dati raccolti in questa prima, dolorosa uscita, con la speranza che il divario colmabile, stimato tra il mezzo secondo e il secondo al giro, possa assottigliarsi già nel prossimo appuntamento in Cina. La sensazione, per il momento, è che per rivedere la McLaren davanti a tutti, si dovrà attendere una profonda opera di restyling tecnico.




