Manuela Murgia, il caso riapre dopo 30 anni: nuove ipotesi sulla morte della sedicenne

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A distanza di tre decenni, il caso di Manuela Murgia, la sedicenne trovata morta il 5 febbraio 1995 nel canyon di Tuvixeddu a Cagliari, torna a far discutere. La Procura ha riaperto l’inchiesta, ipotizzando un omicidio volontario, dopo che nuovi elementi hanno gettato un’ombra sinistra su una vicenda archiviata all’epoca come suicidio. I dettagli emersi, alcuni dei quali rivelati durante la trasmissione Detectives di Rai 2 e ripresi da L’Unione Sarda, suggeriscono una ricostruzione drammatica: Manuela potrebbe essere stata vittima di violenza sessuale, travolta da un’auto e poi fatta precipitare nel canyon per occultarne il corpo.

Giulia Lai, avvocata della famiglia Murgia, insieme al collega Bachisio Mele, ha espresso fiducia nella riapertura del caso. «Siamo assolutamente fiduciosi», ha dichiarato Lai, sottolineando come, nonostante non sia ancora arrivata una comunicazione ufficiale dalla Procura, l’ex capo della Mobile di Cagliari, Emanuele Fattori, abbia confermato la riapertura durante la trasmissione televisiva. A fine gennaio, i legali hanno presentato un’istanza per riaprire le indagini, allegando una nuova consulenza del medico legale Demontis, che ha fornito elementi inediti sulla dinamica della morte.

Secondo quanto emerso, Manuela non si sarebbe tolta la vita, come inizialmente ipotizzato, ma sarebbe stata vittima di un atto violento. Il medico legale ha avanzato l’ipotesi che la ragazza sia stata prima violentata e poi travolta da un’auto, con il corpo successivamente gettato nel canyon per simulare un suicidio. Una ricostruzione che, se confermata, cambierebbe radicalmente la storia di un caso che per anni ha lasciato più domande che risposte.

Il canyon di Tuvixeddu, luogo simbolo di Cagliari, è stato per decenni teatro di una tragedia rimasta senza colpevoli. La riapertura dell’inchiesta, con l’ipotesi di omicidio volontario, rappresenta una svolta significativa per Anna ed Elisabetta, le sorelle di Manuela, che non hanno mai smesso di cercare giustizia. La nuova consulenza legale, unita alle dichiarazioni dell’ex capo della Mobile, ha ridato speranza a una famiglia che da trent’anni attende risposte.

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