Veleni sul caso Manuela Murgia: la famiglia smentisce l’ex fidanzato, slitta l’esame degli indumenti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La tensione cresce attorno al caso di Manuela Murgia, la sedicenne trovata morta il 5 febbraio 1995 nella gola di Tuvixeddu, a Cagliari, dopo che l’avvocato di Enrico Astero – ex fidanzato della ragazza, oggi indagato per omicidio – ha riferito di un presunto incontro tra il suo assistito e la madre della vittima. Una versione che i familiari di Manuela respingono con fermezza: «Nostra madre non l’ha mai visto», ribadiscono, sottolineando come quelle parole alimentino un clima già carico di polemiche.

Astero, 54enne già coinvolto nelle indagini archiviate due volte come suicidio, sarebbe tornato sotto i riflettori dopo il ritrovamento ad aprile di indumenti nell’istituto dismesso di medicina legale di via Porcell, insieme a una nuova perizia che ha riaperto un caso a lungo considerato chiuso. I consulenti tecnici – gli stessi impegnati in passato nei casi Yara Gambirasio e Chiara Garlasco – lavorano ora per chiarire dinamiche che la famiglia Murgia ha sempre contestato: «Manuela non si è lanciata nel vuoto», insistono i fratelli, convinti che la ragazza sia stata vittima di violenza.

Quello che emerge dai racconti dei parenti è il ritratto di un’adolescente con progetti semplici – diventare parrucchiera, come il fidanzato di cui parlava spesso – e un carattere fragile. «Era il classico amore da favola, finché non ha iniziato a piangere per i suoi continui silenzi», ricorda la sorella, descrivendo un rapporto che si era fatto sempre più tormentato. Due i tentativi di riaprire le indagini, nel 2012 e nel 2024, prima che il ritrovamento dei vestiti e le analisi dessero una svolta.

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