John Elkann chiude l’operazione Lifenet: a Reale Group l’80% del gruppo sanitario, per Exor una plusvalenza da circa 200 milioni

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Quel che era iniziato come un investimento mirato, nel settore della sanità privata italiana, si è concluso con un’operazione finanziaria che porta la firma di John Elkann e della sua Exor. La holding della famiglia Agnelli, dopo aver scommesso sul gruppo Lifenet Healthcare appena quattro anni fa, ne è uscita cedendo la propria partecipazione, pari all’80% del capitale, a Reale Group, la compagnia assicurativa torinese che ha così messo a segno un colpo da protagonista nel mercato dell’healthcare. L’accordo, che ha richiesto mesi di trattative e che ha visto al tavolo anche il fondatore della società, Nicola Bedin, è stato definito nei giorni scorsi e porta con sé numeri di rilievo: il valore complessivo dell’operazione si aggirerebbe attorno ai seicento milioni di euro, una cifra che, se confermata, regalerebbe a Exor una plusvalenza vicina ai duecento milioni, considerando i sessantasette milioni investiti nel 2022 per rilevare il 45% della holding in occasione di un aumento di capitale.

Non è un dettaglio da poco, se si osserva la rapidità con cui il gruppo guidato da Elkann ha saputo muoversi in un comparto, quello sanitario, che all’epoca dell’ingresso sembrava più una scommessa di lungo periodo che un affare a rapido ritorno. La società, fondata da Bedin nel 2018, era cresciuta in fretta, diventando in pochi anni il quinto operatore privato in Italia nel settore ospedaliero e ambulatoriale e il secondo in ambito oftalmologico, con un fatturato stimato per il 2026 in crescita verso quota quattrocentocinquanta milioni. Exor, attraverso questa operazione, esce ora di scena, cedendo tutte le quote a Reale Services, la holding del gruppo assicurativo che ha deciso di puntare con decisione su un modello integrato di assistenza.

L’assetto post-operazione vede Bedin mantenere, attraverso la sua Invin, una partecipazione del 20% e, cosa non scontata in simili passaggi di proprietà, restare saldamente alla guida del gruppo come amministratore delegato, con la conferma integrale del management team. Un elemento, quest’ultimo, che la nota congiunta ha voluto sottolineare con forza, parlando di volontà di costruire una partnership industriale di lungo periodo e di continuità gestionale. A Reale Services spetterà invece il compito di designare la maggioranza dei membri del consiglio di amministrazione e di nominare il presidente, muovendosi in una logica che Luca Filippone, general manager di Reale Group, ha voluto definire come un passaggio dalla tradizionale protezione assicurativa a una presenza concreta lungo tutta la filiera assistenziale.

Un ritorno a Torino per l’ex Mutua Fiat e i nuovi equilibri nella sanità privata

Curiosamente, l’operazione segna anche una sorta di ritorno a casa per alcune delle strutture coinvolte. Lifenet, infatti, controlla tra gli altri il centro medico torinese Cemedi e Chiros, realtà che affondano le radici nella vecchia Mutua Fiat, venduta da Fca al gruppo di Bedin nel 2019. Oggi, con l’ingresso di Reale Group, quelle stesse strutture tornano sotto il controllo di una holding assicurativa con sede a Torino, in un intreccio che mescola strategie industriali e radicamento territoriale. E non è secondario notare come l’accordo, benché guidato da un gruppo mutualistico come Reale Mutua, si inserisca in un trend più ampio che vede le assicurazioni guardare con sempre maggior interesse all’erogazione diretta di servizi sanitari, sia per contenere i costi sia per fidelizzare una clientela in cerca di risposte rapide e di qualità.

L’impatto della transazione, al netto delle cifre, si riverbera su più livelli. Per i territori, in particolare quelli dove Lifenet opera con i suoi ventisei centri distribuiti tra Lombardia, Piemonte, Lazio, Toscana ed Emilia-Romagna, il passaggio di mano non dovrebbe tradursi in stravolgimenti immediati. Anzi, il comunicato diffuso parla di investimenti mirati in tecnologie e infrastrutture, di rafforzamento della rete e di continuità nell’erogazione dei servizi. Per i cinquemila collaboratori del gruppo e per i pazienti delle strutture – tra cui l’Ospedale di Erba, il Regina Apostolorum di Albano Laziale, la Casa di Cura Città di Aprilia o il Centro Medico Spallanzani di Reggio Emilia – la riconferma del management e la presenza di un partner assicurativo con polmoni finanziari importanti potrebbe rappresentare una garanzia di stabilità e di sviluppo futuro.

La regia degli advisor e i dettagli di un’asta competitiva

L’affare, va detto, non è maturato nel chiuso di una stanza. Secondo quanto ricostruito, Exor e Invin sono state assistite da un parterre di consulenti di primo piano, con J.P. Morgan nel ruolo di lead financial advisor, affiancato da beLab, BCG, EY e JLL per gli aspetti strategici e di due diligence. Sul fronte legale, Pedersoli Gattai ha seguito Exor, mentre Outis e GPBL hanno assistito Invin. Reale Group, dal canto suo, si è affidata a Deloitte Advisory per la parte finanziaria e agli studi Pavesio e Associati e Bonelli Erede per quella legale, con CBRE a supporto per gli aspetti immobiliari. Una macchina complessa, insomma, che ha lavorato per portare a termine un’asta competitiva che, secondo fonti di stampa, avrebbe visto un interesse molto forte da parte sia di operatori industriali sia di fondi di private equity, con Cvc tra i pretendenti rimasti a guardare.

Il perfezionamento dell’operazione, a questo punto, è subordinato all’ottenimento delle autorizzazioni regolamentari previste dalla normativa, con una chiusura attesa entro la prima metà del 2026. Una volta ottenuti i via libera necessari, Reale Group si troverà a gestire un polo sanitario da oltre millecento posti letto, sedici centri ambulatoriali e diagnostici, sei ospedali e quattro cliniche oculistiche, con una presenza regionale consolidata e margini di crescita che l’alleanza con una compagnia assicurativa potrebbe ulteriormente ampliare. La partita, per Elkann, si chiude qui, almeno per quanto riguarda la sanità italiana. Ma l’esperienza maturata in questo settore, unita ai capitali recuperati con la cessione, potrebbe presto trovare altro impiego, magari oltre confine.

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