L'antitrust Ue infligge una maxi multa da 72 milioni per il cartello delle batterie auto
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Redazione Economia
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Una pratica anticoncorrenziale durata più di un decennio, un gioco di intese che ha alterato il mercato, riceve ora una sanzione economica esemplare. La Commissione europea ha imposto un'ammenda complessiva di 72 milioni di euro a tre grandi produttori di batterie d'avviamento per automobili con motore a combustione e alla loro associazione di categoria, rea di aver agevolato l'accordo illecito. L'indagine, avviata su segnalazione di una società coinvolta nel cartello che ha beneficiato dell'immunità in cambio della collaborazione, ha ricostruito una fitta trama di contatti, alcuni dei quali definibili come «innocui», altri chiaramente finalizzati a coordinare i prezzi. Il meccanismo, che secondo i vertici dell'Antitrust Ue ha danneggiato la concorrenza leale, si basava sull'allineamento degli aumenti dei cosiddetti «sovrapprezzi del piombo», una componente fluttuante del costo finale della batteria legata al prezzo del metallo sul London Metal Exchange.
Il meccanismo illecito e i protagonisti dell'accordo
Le aziende coinvolte, l'americana Exide, l'italiana FIAMM Energy Technology (FET) – comprendente la precedente realtà Elettra – e la rumena Rombat, insieme all'associazione Eurobat, avrebbero agito di concerto, violando in modo sistematico le norme sulla concorrenza per un periodo che si estende dal 2006 fino al 2018. Questo cartello, come sottolineato dalle autorità comunitarie, non riguardava la vendita al dettaglio nei negozi di ricambi, bensì il canale cosiddetto «Oem», cioè le forniture dirette ai costruttori di automobili e autocarri. Un settore delicatissimo, dove anche una minima distorsione dei prezzi, protratta nel tempo, può tradursi in milioni di euro di danno per l'industria manifatturiera e, potenzialmente, per i consumatori finali.
Le dinamiche dell'intesa e il ruolo dell'associazione
Il fulcro dell'intesa, secondo quanto accertato dagli investigatori, ruotava attorno alla gestione coordinata dei rincari, i quali venivano comunicati ai clienti con tempistiche sostanzialmente allineate. Gli incontri, che si svolgevano sia in sedi fisiche che attraverso scambi telefonici, spesso prendevano le mosse da riunioni tecniche dell'associazione Eurobat, la cui funzione legittima è stata così strumentalizzata. Questo modus operandi, che sfruttava il contesto associativo per mascherare lo scambio di informazioni sensibili, ha consentito alle aziende di ridurre l'incertezza sul mercato e di mantenere artificialmente un livello di prezzi più elevato, a discapito della trasparenza e della libera competizione. La sanzione a Eurobat, sebbene inferiore a quelle comminate ai produttori, segnala la gravità di aver fornito una copertura a pratiche illecite.
L'importanza dell'intervento e il contesto normativo
La decisione della Commissione, che ha applicato una riduzione delle sanzioni a due delle società coinvolte per la cooperazione fornita durante le indagini, si inserisce in una linea di intervento costante e severa contro le intese cartellistiche, considerate fra le violazioni più gravi del diritto antitrust europeo. L'obiettivo dichiarato è quello di preservare un ambiente competitivo, soprattutto in un settore strategico come quello automotive, già sottoposto a profonde trasformazioni tecnologiche. La multa, calibrata in base alla gravità e alla durata dell'infrazione, nonché al fatturato delle imprese, intende essere sia un monito per il futuro sia un segnale di tutela per tutte le imprese che operano rispettando le regole, le quali subiscono un danno economico diretto quando i competitor si accordano segretamente.




