Valentino, la quiete dopo lo stile: cosa dice il testamento sull'eredità miliardaria

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La scomparsa di Valentino Garavani, avvenuta lo scorso 19 gennaio, non ha chiuso solo l'epoca di un genio della moda, ma ha aperto un complesso capitolo giudiziario e patrimoniale, destinato a occupare gli studi notarili e forse le aule dei tribunali per mesi. Lo stilista, che Trump ha più volte definito un amico e un'artista senza eguali, lascia infatti un impero valutato tra uno e uno e mezzo miliardi di euro, un patrimonio ingente e articolato che, in assenza di figli, coniuge o genitori in vita, si configura come una successione del tutto legata alle volontà testamentarie dell'ultimo imperatore. La mancanza di eredi diretti, com'è noto, esclude automaticamente la riserva di quote legittime, rendendo il documento olografo o segreto che lo stilista avrà lasciato l'unico faro per districare una matassa fatta di immobili di rara bellezza, investimenti finanziari e una collezione d'arte di livello mondiale.

I cinque nomi nel ventaglio delle ipotesi

Attorno al tavolo della successione, stando a quanto trapelato e ricostruito in queste settimane, i possibili beneficiari indicati dal testamento sarebbero cinque. Il primo è senza dubbio Vernon Bruce Hoeksema, l'ultimo compagno di vita dello stilista, la cui posizione potrebbe risultare centrale. Accanto a lui spicca il nome storico di Giancarlo Giammetti, socio e grande amore del passato, pilastro fondamentale della crescita dell'azienda Valentino e figura sempre presente, seppur a distanza, nell'orbita del couturier. Un terzo nome è quello del nipote, indicato come Villani, mentre un quarto punto di interesse coinvolge la famiglia di Carlos Souza, altro storico amore e uomo di fiducia nel mondo dell'alta moda. Completa il quadro la Fondazione intitolata a Valentino, destinataria naturale di una parte del patrimonio, magari quella più legata alla conservazione della sua memoria artistica.

Il patrimonio: dagli immobili allo yacht, passando per il "crac" delle borse

Se la destinazione dei beni è il primo rebus, la loro consistenza non è meno complessa da definire. Da una parte vi sono asset di valore certo e tangibile: le residenze monumentali, come il celebre castello di Wideville in Francia, ville prestigiose e lo yacht "Tm Blue One", simboli di uno stile di vita principesco. A questi si aggiunge la collezione d'arte, che include pezzi di inestimabile valore. La parte più opaca, e potenzialmente conflittuale, riguarda invece la liquidità e i portafogli finanziari, spesso gestiti attraverso conti esteri – si parla nello specifico di uno a Londra – e investimenti da ricostruire minuziosamente. Un'ombra sul quadro finanziario arriva, inoltre, dalla recentissima chiusura della procedura di fallimento di Atelier Realm srl, la società che produceva le borse di lusso VBH. Il tribunale di Roma ne ha dichiarato la chiusura a fine gennaio, suggellando un episodio imprenditoriale negativo della durata di sei anni, che tuttavia sembra essere un capitolo distinto e circoscritto rispetto al vasto patrimonio personale dello stilista.

La paziente attesa della volontà testamentaria

L'intero processo, pertanto, è in una fase di stallo in attesa della formale apertura del testamento. Gli attori in campo, ciascuno legato a Valentino da storie personali e professionali uniche e di lunga data, dovranno attendere che la sua ultima volontà scritta chiarisca le proporzioni e le modalità della spartizione. Il nodo non è solo chi riceverà cosa, ma come verranno valutati e gestiti beni dal valore così stratificato, dove il significato affettivo e storico spesso supera quello meramente economico. La successione di Valentino Garavani si configura così non come una semplice questione di trasferimento di ricchezze, ma come l'ultimo atto di una vita dedicata alla bellezza assoluta, che ora deve trovare una sistemazione conforme al gusto e alla cura del suo creatore.

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