Francia senza bilancio, si apre la fase dell'esercizio provvisorio per la seconda volta
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Redazione Esteri
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L'anno si chiude con un'impasse che apre scenari d'incertezza per la seconda economia dell'Unione europea. Dopo una mediazione lampo, durata meno di mezz'ora, la commissione mista paritetica ha dichiarato falliti i negoziati tra Assemblea Nazionale e Senato sul progetto di legge di bilancio per il 2026. La situazione, che vede i conti pubblici francesi ai massimi storici, ha spinto il primo ministro Sébastien Lecornu a ricorrere nuovamente a una procedura straordinaria, quella che congela le spese allo stesso livello dell'anno precedente. Una scelta obbligata, che evita un blocco amministrativo ma cristallizza anche politiche di spesa ormai superate, mentre il debito pubblico continua a salire. Il governo, che solo pochi giorni fa aveva festeggiato l'approvazione della legge sul finanziamento della previdenza sociale, deve ora gestire le ripercussioni di un'altra battaglia parlamentare persa, in un contesto internazionale già teso per le scelte del presidente americano Donald Trump.
Il vicolo cieco politico e le sue conseguenze immediate
La rapida interruzione dei lavori della Cmp non è stata una sorpresa, ma ha sancito ufficialmente l'impossibilità di raggiungere un testo condiviso nei tempi costituzionali. L'adozione di una "legge speciale", tecnicamente nota come esercizio provvisorio, rappresenta l'unica via d'uscita per permettere allo Stato di funzionare a partire dal primo gennaio. Questo meccanismo, previsto per le emergenze, diventa così per il secondo anno consecutivo l'architrave della gestione finanziaria del paese, sollevando interrogativi sulla stabilità dell'esecutivo. La mossa, sebbene necessaria, priva il governo degli strumenti legislativi per attuare nuove politiche economiche, lasciando in sospeso eventuali misure correttive richieste da Bruxelles o dai mercati, i quali osservano con apprensione i conti di un paese considerato il "grande malato d'Europa".
Il peso del contesto finanziario e sociale
Lo stallo avviene in un quadro macroeconomico già fragile, dove la sospensione della riforma delle pensioni – decisa con il recente via libera al Plfss – ha alleggerito le tensioni sociali ma ha anche rinviato una delle questioni strutturali più spinose. L'esercizio provvisorio, di per sé, non fa che rimandare i nodi al pettine, poiché congela una spesa pubblica che molti analisti giudicano insostenibile ai livelli attuali. La manovra mancata, dunque, non è un semplice ritardo tecnico ma il sintomo di una difficoltà politica più profonda nell'elaborare una strategia di finanza pubblica credibile, capace di conciliare le esigenze immediate dei cittadini con la necessità di ridurre un disavanzo che pesa sulla credibilità internazionale della Francia.
Le implicazioni per l'azione di governo
L'impossibilità di varare un bilancio ordinario limita fortemente la capacità dell'esecutivo di intervenire in modo dinamico sull'economia. Senza una legge finanziaria nuova, Lecornu si troverà a gestire il 2026 con le risorse e le priorità dell'anno precedente, un'anomalia che rischia di amplificare le critiche sull'immobilismo. La situazione, per molti versi inedita nella Quinta Repubblica per la sua reiterazione, costringe a riflettere sulla tenuta dei meccanismi istituzionali di fronte a un parlamento frammentato. La gestione della cronaca nera, per esempio, richiede spesso fondi aggiuntivi e interventi legislativi rapidi, che in questo quadro divengono più complessi da attivare, come dimostrano alcune inchieste giudiziarie che hanno visto ritardi negli stanziamenti necessari per le indagini.




