Francia senza bilancio, per il secondo anno l'esercizio provvisorio

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Non c’è stato, stavolta, il cosiddetto “miracolo di Natale” in extremis per il primo ministro Sebastien Lecornu. Dopo l’approvazione definitiva, martedì scorso, del disegno di legge sul finanziamento della previdenza sociale – un provvedimento che, di fatto, ha sospeso la riforma delle pensioni – si è chiusa l’ultima possibilità di un accordo sul bilancio dello Stato. I lavori della commissione mista paritetica, riunita venerdì sera, si sono arenati in meno di mezz’ora, segnando il definitivo fallimento della trattativa. Emerge, pertanto, con tutta la sua evidenza, un quadro politico e istituzionale paralizzato, che costringerà il governo a ricorrere, per il secondo anno consecutivo, alla “legge finanziaria speciale”. Un espediente che, evitando il blocco della macchina pubblica, apre di fatto la porta all’“esercizio provvisorio” per la seconda economia dell’Unione europea, un Paese le cui difficoltà strutturali, accumulate nel tempo, si manifestano ora in tutta la loro complessità.

Un vicolo cieco parlamentare

La Costituzione francese fissa al 31 dicembre il termine ultimo per l’approvazione della legge di bilancio, una scadenza che, con ogni probabilità, non verrà rispettata. I disaccordi tra le camere, infatti, si sono rivelati insormontabili, rendendo vano qualsiasi tentativo di mediazione. Se da un lato il Parlamento ha approvato il finanziamento della previdenza sociale, dall’altro non è riuscito a trovare una sintesi sulla Manovra principale, un impasse che riflette una frammentazione politica profonda e una difficoltà cronica a governare le grandi questioni finanziarie. La situazione, in altre parole, trascina il Paese in una condizione di precarietà amministrativa, costringendolo a funzionare con i dodicesimi provvisori, mentre le sfide economiche si fanno più pressanti.

Le radici di una crisi annunciata

Quello che sta accadendo a Parigi non è un incidente di percorso, ma il risultato di scelte politiche i cui effetti si stanno manifestando oggi. Anni di governance, che con il senno di poi appaiono più attente alla conservazione del consenso immediato che alla costruzione di fondamenta solide per il futuro, hanno riguardato in modo particolare il settore pensionistico e la traiettoria della spesa sociale. Questi nodi, come spesso accade, stanno venendo al pettine in un momento di grande tensione, quando la mancanza di una visione di lungo periodo lascia il campo a emergenze a ripetizione. La paralisi sul bilancio è dunque il sintomo più evidente di una crisi di governo che riguarda, in generale, la capacità di indirizzare il Paese.

Le conseguenze dell’esercizio provvisorio

L’assenza di un bilancio regolare comporta, inevitabilmente, il congelamento delle nuove spese e degli investimenti, con l’amministrazione pubblica che può operare solo in base agli stanziamenti dell’anno precedente. Una situazione che, prolungandosi per il secondo esercizio finanziario consecutivo, rischia di aggravare le già difficili condizioni economiche, limitando la capacità di risposta dello Stato alle esigenze dei cittadini e delle imprese. La priorità dichiarata del governo è scongiurare il blocco totale, ma la mancanza di un’intesa politica lascia aperte molte incognite sulla gestione delle risorse, in un contesto europeo che richiede stabilità e prevedibilità.

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