La notte in cui Kvaratskhelia ha stregato la Champions

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Al minuto 33, in quella semifinale di ritorno che avrebbe deciso chi, tra Paris Saint-Germain e Bayern Monaco, avrebbe volato verso la finale di Champions League, Manuel Neuer è stato costretto a inventarsi una di quelle parate che pochi, forse nessuno come lui, sanno ancora regalare. Il PSG, partito da una situazione di calcio piazzato, aveva appena scaraventato una palla lunga sul secondo palo: lì, con una capacità innata di rendersi invisibile agli occhi della difesa bavarese, João Neves si era nascosto – e quando dico nascosto intendo letteralmente sparito dal radar – per poi emergere all’improvviso. Quel “capoccione”, come lo chiamano i compagni, ha indirizzato il colpo di testa verso l’angolino basso, ma Neuer, con la punta delle dita, è riuscito a sfiorarla appena, deviandola dalla traiettoria su cui già s’avventavano Marquinhos e un certo Khvicha Kvaratskhelia, entrambi pronti a spingere l’ovale in rete tra lo stupore generale.

Il talento georgiano che vale un pallone d’oro

I meriti di questa cavalcata, però, non vanno ascritti soltanto al singolo. Vanno spartiti, piuttosto, con chi lo allena quotidianamente, ovvero quel genio di Luis Enrique che il presidente qatariota Nasser Al-Khelaifi non ha esitato a definire «il migliore del mondo». Lo spagnolo, in effetti, è riuscito dove molti avevano fallito: convertire il PSG – da un’accozzaglia di figurine costosissime – in una compagine unita, famelica, quasi priva di individualismi. E ci è riuscito in particolare a partire dalla scorsa stagione, cioè dall’addio di Kylian Mbappé, quando la squadra ha dovuto imparare a vincere senza l’astro più luminoso e capriccioso.

Kvara devastante: due gol e un assist tra andata e ritorno

Dopo il folle 5-4 dell’andata e l’1-1 del ritorno, il Paris Saint-Germain ha dunque eliminato il Bayern Monaco, agganciando la sua seconda finale di Champions consecutiva – dove ad aspettarlo ci sarà l’Arsenal. L’esterno d’attacco georgiano, ex Napoli, ha timbrato il passaggio con due reti e un assist complessivi nel doppio confronto. Al termine della gara, ai microfoni di Sky Sport, è stato chiaro: «Il mister mi aveva detto che se non correvo non giocavo». Ecco, forse la frase più semplice per raccontare una notte in cui la corsa, lo strappo e l’invenzione sono diventate la regola.

Un record che nessuno aveva mai firmato prima

La prestazione di Kvaratskhelia, del resto, è stata talmente pazzesca da meritare una heat map, quella di Bayern-PSG, diventata già virale tra gli appassionati: una mappa termica che mostra come il georgiano abbia letteralmente ricoperto ogni zona del campo, dall’out sinistro all’area di rigore avversaria. E non è finita qui. Con l’assist servito a Dembélé nella semifinale di ritorno, l’attaccante del PSG è diventato il primo calciatore nella storia della competizione capace di mettere a referto almeno un gol o un assist per sette partite consecutive nella fase a eliminazione diretta. Un record che pesa, eccome, e che candida il ragazzo cresciuto a Tbilisi a un’attenzione che va ben oltre la semplice cronaca di un risultato.

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