Caro carburanti, il gasolio resta sopra i 2,20 euro in tre distributori su quattro

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il taglio delle accise è ormai alle spalle e i prezzi alla pompa non accennano a scendere. Secondo un'analisi di Facile.it sui dati del ministero delle Imprese e del Made in Italy aggiornati al 14 ottobre, condotta su oltre 19.500 impianti della rete stradale, soltanto il 26% dei distributori riesce ancora a vendere gasolio a un prezzo inferiore a 2,20 euro al litro. Si tratta di circa 5.000 impianti su un totale che supera le 19.500 unità censite. La situazione appare meno critica per la benzina: il 52% dei distributori, poco più di 10.200, riesce a mantenere il prezzo della verde sotto la soglia dei 2 euro al litro.

Il quadro dei prezzi medi nazionali

Le rilevazioni dell'Osservatorio prezzi carburanti del Mimit fotografano una forbice ormai consolidata tra i due carburanti. Sulla rete stradale nazionale il prezzo medio in modalità self service è di 2,034 euro al litro per la benzina e di 2,256 euro per il gasolio. Il divario tra i due prodotti supera i 22 centesimi al litro, una differenza che pesa in modo particolare sulle tasche di chi utilizza veicoli a gasolio, dagli automobilisti agli autotrasportatori. Sulla rete autostradale i valori salgono ulteriormente: 2,048 euro per la benzina e 2,278 euro per il gasolio.

Con questi prezzi, un pieno da 50 litri costa circa 101,75 euro per la benzina e 112,60 euro per il gasolio. La differenza di oltre dieci euro tra un rifornimento e l'altro riflette il peso maggiore che il diesel continua a esercitare sui bilanci delle famiglie e delle imprese di trasporto.

Le differenze territoriali

La mappa regionale dei prezzi mostra divari significativi. La Basilicata risulta la regione più cara per entrambi i carburanti, con una media di 2,072 euro al litro per la benzina e 2,281 euro per il gasolio. Seguono la Campania, con 2,063 euro per la verde e 2,271 euro per il diesel, e la Calabria, dove la benzina si attesta a 2,048 euro e il gasolio a 2,265 euro. Sul versante opposto, la Liguria è la regione più economica per la benzina con 2,020 euro al litro, seguita da Lombardia e Lazio.

Per quanto riguarda la percentuale di distributori che riescono a restare sotto le soglie critiche, la Valle d'Aosta guida la classifica per la benzina con il 62% degli impianti sotto i 2 euro, seguita da Sicilia e Marche al 60%. In coda si trovano la Basilicata, dove solo il 36% dei benzinai scende sotto i 2 euro, la Campania al 37% e la Calabria al 42%.

Il price cap delle compagnie

Dopo la mancata proroga dello sconto sulle accise, il governo è intervenuto con un appello alle compagnie petrolifere per contenere i prezzi. Eni, attraverso Enilive, è stata la prima a introdurre un tetto massimo a partire dal 28 settembre, fissando 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio. La misura, inizialmente prevista per trenta giorni, potrebbe essere estesa fino a fine anno. Ip ha seguito con un impegno a calmierare i prezzi, mentre Q8 ha adottato il proprio price cap dal 1 ottobre con una durata di trenta giorni. Anche Tamoil si è mossa nella stessa direzione.

Complessivamente, secondo i dati comunicati all'Osservatorio Carburanti del Mimit, Eni conta circa 3.800 impianti in modalità self sulla rete stradale e autostradale, seguita da Ip con circa 3.400 distributori e Q8 con circa 2.600. Tamoil dispone di circa 1.400 punti vendita. La quota delle pompe bianche e delle altre compagnie supera gli 8.500 impianti, pari a circa il 42% del totale, mentre la grande distribuzione possiede 126 punti vendita.

Le proteste degli autotrasportatori

Il caro gasolio continua ad alimentare tensioni sociali, in particolare nel Mezzogiorno. Da giorni autotrasportatori e agricoltori sono mobilitati in Puglia e Calabria, con blocchi stradali che si sono estesi anche a Sicilia, Basilicata e Campania. A Potenza molti distributori hanno affisso cartelli per avvisare che le scorte di carburante sono esaurite, una situazione legata anche al blocco della raffineria Eni di Taranto da parte dei lavoratori dell'ex ILVA. In Sicilia lo sciopero degli autotrasportatori è proseguito fino a martedì 20 ottobre, con i camion parcheggiati nei piazzali.

Il ministero dei Trasporti ha convocato un incontro con le associazioni di categoria per il 27 ottobre.

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