L'Agcom blocca milioni di chiamate spam, ma il fenomeno non è ancora debellato

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il filtro antispoofing dell'Agcom, che ha iniziato a operare lo scorso novembre dopo una prima fase dedicata alle linee fisse, intercetta ormai milioni di tentativi fraudolenti ogni singolo giorno, un dato che, da solo, illustra la pervasività di un fenomeno divenuto ormai endemico. L'autorità, la quale ha ricevuto le informazioni dai principali gestori di rete senza però renderne pubblici i nomi in forma esplicita, ha potuto constatare come vengano bloccate circa sette milioni e mezzo di chiamate quotidiane, numeri che, se da un lato testimoniano l'efficacia dello strumento, dall'altro rivelano la portata industriale del telemarketing aggressivo. Il meccanismo, che si basa su una delibera approvata nella primavera dello scorso anno, impedisce tecnicamente a quei call center che operano dall'estero di falsificare il numero chiamante, presentando così su gli schermi dei nostri telefoni una numerazione italiana, spesso molto simile alla propria, con l'intento di ingannare la vittima e indurla a rispondere.

Il perimetro del blocco e i suoi limiti

Tuttavia, non tutto lo spam viene fermato dal nuovo sistema di protezione. Esso, infatti, agisce specificamente contro la pratica del cosiddetto "cli spoofing", ossia la manipolazione dell'identità del chiamante, ma non può intervenire quando le comunicazioni moleste giungono da numerazioni estere autentiche. È questo, in sostanza, il varco attraverso il quale una parte consistente delle telefonate indesiderate continua a raggiungere gli utenti, i quali si trovano a identificare su il display prefissi di altri paesi. Questa circostanza, di per sé, delinea i confini dell'intervento regolatorio e spiega perché, nonostante i blocchi massicci, il fastidio non sia del tutto scomparso. La strategia dei malintenzionati, di fronte all'ostacolo, si è semplicemente evoluta, spostando una parte delle proprie attività su canali che rimangono, almeno per il momento, al di fuori della portata del filtro.

I dati anonimi e l'emergenza in numeri

I risultati, sebbene anonimizzati dall'autorità per garantire la riservatezza delle compagnie coinvolte, provengono dai quattro maggiori operatori nazionali, offrendo così un quadro rappresentativo della situazione sull'intero territorio. Le statistiche, raccolte in un arco temporale preciso subito dopo l'attivazione della misura, mostrano picchi di efficienza che sfiorano il novanta percento nell'intercettare le chiamate illecite, un successo tecnico innegabile che ha ridotto drasticamente un flagello quotidiano. Ciò non toglie che, come evidenziato dalle segnalazioni che giungono dai cittadini, il problema permanga, assumendo semplicemente forme diverse. La percentuale di chiamate spazzatura, che in alcune fasi arrivava a rappresentare una su due, ha subito un calo significativo, ma non è stata azzerata, lasciando spazio a una nuova fase di adattamento da ambo le parti.

Cosa rimane da fare per gli utenti

Alla luce di quanto è stato implementato, diventa quindi essenziale comprendere quali strumenti restino a disposizione delle persone per difendersi in modo proattivo. Il filtro Agcom, per sua natura, agisce in maniera preventiva su un tipo specifico di frode, ma non costituisce una barriera totale contro ogni forma di telemarketing. Restano fondamentali, pertanto, la cautela nel rispondere a numeri sconosciuti, specialmente se internazionali, e l'utilizzo di quelle applicazioni, spesso gratuite, che integrano funzioni di identificazione e blocco chiamate basate su liste collaborative e segnalazioni degli utenti stessi. Questi accorgimenti, uniti all'intervento dell'autorità, rappresentano al momento l'armatura più solida per contrastare un fenomeno che, pur indebolito, dimostra di avere ancora notevole resilienza.

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