Chat Delmastro, la maggioranza dice no ai pm. M5s occupa i banchi del governo
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Redazione Interno
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La decisione della Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera ha gettato un'ombra lunga e inquietante sul già teso rapporto tra politica e magistratura, negando ai pm della Dda di Roma l'accesso alle chat tra l'ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e il ristoratore Mauro Caroccia, quest'ultimo detenuto con l'accusa di riciclaggio e intestazione fittizia di beni aggravata dall'agevolazione del clan camorristico dei Senese.
La maggioranza di centrodestra, compatta nel votare la proposta del relatore Pietro Pittalis (Forza Italia), ha motivato il diniego con la presunta genericità della richiesta dei magistrati, l'assenza di una delimitazione temporale e la mancata dimostrazione che non si potessero utilizzare mezzi meno invasivi per le indagini.
Una spiegazione tecnico-giuridica che, tuttavia, per le opposizioni suona come un inaccettabile scudo di casta alzato per proteggere un esponente di peso del partito della presidente del Consiglio, in un caso che intreccia rapporti d'affari e presunti legami con la criminalità organizzata.
La scintilla in Senato e lo scontro tra i partiti
L'effetto del voto in Giunta non si è fatto attendere e si è immediatamente trasferito nell'Aula di Palazzo Madama, dove la tensione è esplosa in una bagarre dai toni incandescenti. I senatori del Movimento 5 Stelle, con il capogruppo Luca Pirondini in testa, hanno occupato fisicamente i banchi del governo, esponendo cartelli con la scritta "Fuori le chat" e intonando cori di "Vergogna, vergogna" che hanno costretto la presidente di turno, Mariolina Castellone, a sospendere d'urgenza la seduta.
In un clima di forte tensione, il senatore di Fratelli d'Italia Roberto Menia ha raggiunto Pirondini e gli ha strappato di mano il cartello, provocando un acceso battibecco nel quale è intervenuto per dividere i contendenti anche il questore Gaetano Nastri, rimasto lievemente contuso a un ginocchio. Dalle parole si è passati ai fatti, con una contrapposizione che ha visto i parlamentari di Fratelli d'Italia rispondere con il coro "Buffoni, buffoni" alle proteste dei pentastellati, mentre il capogruppo Pirondini accusava il governo di "aiutare la mafia".
La decisione ha scatenato le reazioni più dure da parte delle opposizioni, con il leader del M5s Giuseppe Conte che ha attaccato frontalmente la maggioranza, definendo il voto una "vergogna" e chiedendo a gran voce che le chat vengano rese pubbliche.
Le parole degli oppositori: "Un regalo alle mafie"
Le critiche non si sono limitate all'aspetto procedurale, ma hanno toccato il cuore politico della vicenda, con la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein che ha lanciato un appello diretto alla maggioranza affinché "le istituzioni lavorino nella stessa direzione" e concedano l'accesso ai messaggi, sostenendo che se "non c'è nulla da nascondere" non si capisce il motivo del diniego. Parole altrettanto dure sono arrivate dalla deputata M5s Chiara Appendino, che in un video social ha dichiarato: "Questa decisione è un regalo alle mafie. La mafia fa schifo, ma fate schifo pure voi".
La requisitoria dell'opposizione si è focalizzata sull'evidente contraddizione tra i proclami di legalità del governo e le sue azioni concrete, con il presidente Conte che ha sottolineato come la destra non possa "intestarsi battaglie per la legalità" mentre "si ostacolano le indagini su un clan mafioso".
Le mosse della difesa e lo scenario futuro
A gettare ulteriore benzina sul fuoco è stato l'avvocato di Mauro Caroccia, Fabrizio Gallo, che ha annunciato di aver inviato alla procura una memoria con tutti i messaggi tra il suo assistito e l'ex sottosegretario, una mossa che mira a scardinare il muro alzato dalla Giunta e a fornire direttamente ai pm gli elementi ritenuti fondamentali per le indagini sul ristorante "Bisteccheria d'Italia".
Il legale ha definito il diniego "non condivisibile", sostenendo che esso danneggia anche la posizione del suo assistito, perché "dà adito all'errata convinzione che le chat nascondano un contenuto di natura mafiosa che in realtà è inesistente". La battaglia, tuttavia, è solo rinviata: il parere negativo della Giunta passa ora al vaglio decisivo dell'Assemblea della Camera, dove il voto finale sull'autorizzazione è fissato per giovedì 30 luglio.
Le opposizioni hanno già promesso barricate e il centrosinistra ha chiesto e ottenuto la possibilità di presentare una relazione di minoranza, mentre la Procura di Roma non esclude di sollevare un conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale qualora il no venisse confermato, aprendo la strada a un nuovo, epocale scontro tra poteri dello Stato.
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