Sudan, droni paramilitari su asilo e ospedale a Kalogi: strage di bambini

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nel Sudan martoriato da una guerra civile che, dall’aprile del 2023, ha innescato la più grave crisi umanitaria a livello globale, un nuovo episodio di violenza estrema ha segnato la località di Kalogi, nel Kordofan meridionale, sotto il controllo della giunta militare. L’attacco, che secondo le ricostruzioni di un funzionario amministrativo locale si è articolato in tre distinti assalti consecutivi, è stato condotto mediante l’impiego di droni e ha colpito, in una successione devastante, prima una scuola materna, poi un ospedale e infine le persone accorse per portare soccorso ai più piccoli. La dinamica, così come riferita, lascia intendere una pianificazione che, al di là degli obiettivi militari, ha seminato il terrore tra la popolazione inerme, trasformando luoghi di cura e di crescita in teatri di morte.

Il bilancio, ancora provvisorio, di una tragedia annunciata

Sebbene le autorità non abbiano ancora fornito un conteggio ufficiale e definitivo delle vittime, le prime testimonianze parlano di decine di civili uccisi, tra i quali un numero elevatissimo di bambini. Fonti mediche e organizzazioni locali, come la Rete dei Medici Sudanesi, hanno parlato di almeno cinquanta vittime, includendo in quel totale trentatré bambini, cifre che rendono l’idea della proporzione spropositata che il conflitto sta avendo sulla fascia più indifesa della popolazione. La scelta dei bersagli, un asilo e una struttura sanitaria, non sembra affatto casuale ma rientra in una strategia più ampia di logoramento e di destabilizzazione del tessuto sociale nelle zone controllate dall’esercito regolare.

Le Forze di Supporto Rapido al centro delle accuse

L’offensiva è stata attribuita, senza che i paramilitari abbiano finora rilasciato dichiarazioni al riguardo, alle Forze di Supporto Rapido (RSF), il gruppo ribelle impegnato in un confronto armato senza esclusione di colpi contro l’esercito nazionale. Questa milizia, che negli anni ha consolidato il suo potere e la sua autonomia, ha ripetutamente dimostrato di non rispettare alcun principio di distinzione tra obiettivi militari e civili, come purtroppo attestano numerosi altri episodi di cronaca nera che hanno macchiato il Paese. Gli investigatori, nelle loro inchieste, si trovano spesso a dover raccogliere prove frammentarie in un contesto di insicurezza permanente, dove l’accesso alle zone colpite è reso estremamente difficile dai combattimenti in corso.

Un conflitto senza fine e le sue conseguenze invisibili

Oltre alla ferocia immediata degli scontri, la guerra prolungata sta producendo effetti collaterali di portata catastrofica, come la sistematica distruzione delle infrastrutture essenziali e il collasso quasi totale del sistema sanitario nazionale. Molti di coloro che sopravvivono alle bombe rischiano poi di morire per la mancanza di cure, per la fame o per malattie facilmente prevenibili, in un circolo vizioso che appare sempre più difficile da interrompere. La comunità internazionale, nonostante gli allarmi lanciati dalle agenzie umanitarie, fatica a trovare una via d’uscita politica a un conflitto la cui complessità sembra crescere di giorno in giorno, mentre sulla popolazione continuano a cadere, letteralmente dal cielo, le conseguenze più drammatiche.

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