Consob, il governo promette la nomina del presidente. Ma Piazza Affari continua a perdere pezzi
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Redazione Economia
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Forse il governo si è ricordato della Consob. Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, a margine dell'incontro annuale dell'Autorità di vigilanza con il mercato finanziario tenutosi oggi a Palazzo Mezzanotte, ha annunciato che il dossier per la nomina del nuovo presidente potrebbe approdare già domani in Consiglio dei ministri. "Questa settimana ce ne occuperemo", ha dichiarato Giorgetti, uscendo dalla riunione e mettendo fine, almeno nelle intenzioni, a un vuoto di potere che dura da oltre quattro mesi e che ha visto l'istituto guidato dalla presidente vicaria Chiara Mosca.
Una promessa che arriva mentre i numeri raccontano un paradosso inquietante per Piazza Affari: il mercato vale più che mai, ma si sta progressivamente svuotando di società quotate, in una fuga che nemmeno i record storici riescono a fermare.
Un'assenza che pesa, una macchina che (per ora) non si ferma
L'8 marzo scorso si è concluso il mandato settennale di Paolo Savona e, da quella data, la Consob opera senza un presidente titolare. Una situazione che non ha impedito alla Commissione, guidata dalla professoressa Chiara Mosca in qualità di membro con maggiore anzianità, di svolgere la propria attività.
Nel corso della relazione annuale, che per la prima volta nella storia dell'istituto è stata tenuta da una donna, Mosca ha voluto fugare ogni dubbio sull'operatività dell'ente: nel 2025 il collegio ha tenuto 63 riunioni, esaminato 933 pratiche e adottato 426 delibere, mentre nel 2026, tra gennaio e inizio luglio, si sono già contate 36 riunioni, 564 pratiche e 260 delibere. Numeri che testimoniano, come ha sottolineato la stessa presidente vicaria, come la macchina amministrativa "non si sia fermata", anche grazie a un quadro normativo che prevede la supplenza per garantire la continuità.
Il paradosso di Piazza Affari: capitalizzazione record, ma sempre più deserta
La fotografia scattata dalla Relazione annuale è quella di un mercato azionario italiano che ha toccato vette inedite, ma che mostra segnali di contrazione strutturale preoccupanti. Al 30 giugno 2026, la capitalizzazione di Piazza Affari ha raggiunto 1.209 miliardi di euro, superando il precedente record storico del marzo 2000, mentre il Ftse Mib nel 2025 ha registrato un rialzo del 31,5%, il migliore degli ultimi vent'anni.
Eppure, questa crescita senza precedenti del valore è trainata quasi esclusivamente dall'aumento dei prezzi dei titoli già quotati, mascherando un fenomeno di segno opposto: il numero di aziende presenti sul listino è in costante e inesorabile calo.
Negli ultimi vent'anni, Euronext Milan ha perso 100 società, scendendo sotto la soglia simbolica delle 200 unità alla fine del 2025. Nel solo 2025, si sono contati 30 delisting, che hanno sottratto al mercato circa 2,5 miliardi di euro di capitalizzazione, di cui 1,75 miliardi solo da Euronext Milan e 570 milioni da Euronext Growth Milan. Un'emorragia che ha visto l'azzeramento delle nuove quotazioni sul mercato principale, con un saldo negativo tra delisting e nuove ammissioni che, tra il 2010 e il 2025, ha raggiunto i 96 miliardi di euro.
Una tendenza, quella dell'eccedenza delle uscite sugli ingressi, che si è fortemente accentuata nell'ultimo quinquennio.
Europa e Italia: il ritardo strutturale dei mercati dei capitali
La fotografia impietosa scattata da Chiara Mosca non si limita ai confini nazionali, ma inquadra il fenomeno in un contesto europeo drammaticamente in ritardo rispetto ai colossi statunitense e cinese. Mosca ha evidenziato come, al 31 maggio 2026, il rapporto tra capitalizzazione aggregata e Pil fosse del 75% nell'Unione Europea, contro il 247% degli Stati Uniti. Wall Street pesa da sola il 45% della capitalizzazione mondiale, contro il 10% dell'Europa, una sproporzione che non trova giustificazione nei rispettivi pesi sul Pil globale.
Il divario diventa abissale se si guarda al fronte delle Ipo: nel decennio 2015-2025, la Cina ha raccolto 647 miliardi di dollari, gli Stati Uniti 425, l'Unione Europea appena 221.
Un ritardo che, come ha spiegato la presidente vicaria, affonda le radici in un sistema finanziario che non riesce a incanalare i risparmi verso l'innovazione. Con circa 11 mila miliardi di euro di ricchezza finanziaria disponibile delle famiglie europee, il vecchio continente avrebbe le risorse per colmare il gap, ma i mercati privati come il venture capital e il private equity finanziano solo l'8,4% delle quotazioni europee, contro il 20% di Stati Uniti e Cina.
Un segnale, questo, che i mercati pubblici sono sempre più "in ritardo" rispetto ai luoghi dove si genera realmente la ricchezza, come testimoniato dalla recente Ipo monstre di SpaceX da 85 miliardi di dollari, citata da Mosca a esempio di un nuovo paradigma.




