Il cuore non vive di sola dieta: i cardiologi puntano su sei mosse e sui valori critici della pressione

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Non è soltanto questione di bilancia o di ore passate a correre sui marciapiedi cittadini. La salute del cuore, spiegano i cardiologi, è un’architettura più complessa che richiede attenzione costante e, soprattutto, la messa in campo di abitudini precise che vanno ben oltre il binomio “mangiare bene e muoversi molto”. Se è vero che le patologie cardiovascolari continuano a rappresentare la principale causa di mortalità non solo in Italia – dove si stimano oltre 230mila decessi l’anno tra infarti e ictus – ma anche negli Stati Uniti, dove il problema assume contorni epidemiologici altrettanto gravi, è altrettanto vero che la ricerca, ormai da anni, indica una strada percorribile per ridurre drasticamente l’incidenza di questi eventi -5. La prevenzione, insomma, esiste e funziona, ma necessita di un approccio olistico e multidisciplinare che spesso fatichiamo ad applicare nella routine quotidiana.

I cinque nemici modificabili e la necessità dei controlli

I fattori di rischio, ci ricordano dalla Fondazione Italiana per il Cuore, non sono tutti uguali: accanto a quelli non modificabili come l’età o la predisposizione genetica, ne esistono cinque principali su cui possiamo e dobbiamo intervenire direttamente. L’ipertensione arteriosa, l’ipercolesterolemia (in particolare il cosiddetto colesterolo “cattivo” LDL), il fumo, il diabete mellito di tipo 2 e il sovrappeso rappresentano il quintetto letale che, se trascurato, è responsabile di oltre la metà delle patologie cardiovascolari. Il punto, però, è che la semplice conoscenza di questi fattori non basta. I cardiologi sottolineano l’importanza di un’azione combinata che parte dalla misurazione regolare dei propri parametri. Non si tratta solo di salire sulla bilancia, ma di tenere sotto controllo la circonferenza vita, l’indice di massa rea e, aspetto cruciale, la pressione arteriosa e i livelli di glicemia e colesterolo con esami del sangue periodici.

Proprio sui valori della pressione, spesso fonte di confusione, è bene fare chiarezza con dati oggettivi. Secondo le linee guida della Società Europea di Cardiologia, si considerano ottimali valori di pressione arteriosa sistolica, la cosiddetta “massima”, non superiori a 120 mmHg, e valori di diastolica, la “minima”, non superiori a 80 mmHg -2. Si entra in una fascia definita “normale” quando la massima si attesta tra i 120 e i 129 mmHg e la minima tra gli 80 e gli 84 mmHg. Il campanello d’allarme, la zona definita “normale-alta”, scatta quando la sistolica raggiunge i 130-139 mmHg e la diastolica gli 85-89 mmHg. Oltre questa soglia, con valori stabilmente uguali o superiori a 140 mmHg per la massima e 90 per la minima, si parla di ipertensione arteriosa conclamata, una condizione che richiede non solo un cambio di stile di vita ma spesso una terapia farmacologica personalizzata -2. L’obiettivo, soprattutto nei pazienti con più di 65 anni, è mantenere la pressione in un range compreso tra i 130 e i 139 mmHg, evitando pericolosi sbalzi -2.

L’innovazione degli “spuntini di esercizio” per chi ha poco tempo

Se l’idea di allenarsi per ore in palestra sembra un miraggio per molti, la scienza dell’esercizio fisico offre una soluzione pratica e sorprendentemente efficace: gli “exercise snacks” o spuntini di esercizio. Il concetto, validato da studi recenti, ribalta la logica della seduta continuativa per proporre brevi e intensi frammenti di attività fisica distribuiti nell’arco della giornata. Bastano uno o due minuti, ripetuti più volte, per esempio salendo e scendendo rapidamente le scale tre volte al giorno o eseguendo una serie di squat durante una pausa in ufficio. La ricerca ha dimostrato che questo approccio intermittente non solo migliora la salute metabolica e cardiorespiratoria, ma aumenta la forza muscolare in modo paragonabile a sessioni di allenamento molto più lunghe e strutturate. In un’epoca in cui la sedentarietà prolungata – stare seduti per ore e ore – rischia di vanificare i benefici di un eventuale allenamento serale, interrompere l’inattività ogni trenta minuti con due minuti di camminata o semplici movimenti a libero diventa una strategia vincente per mantenere attivi i muscoli e il sistema cardiovascolare.

Le sei mosse strategiche per una prevenzione efficace

Alla luce di queste evidenze, i cardiologi hanno condensato le raccomandazioni in sei abitudini fondamentali che vanno a costituire un vero e proprio decalogo di comportamento. La prima mossa è ovviamente quella alimentare, che non significa necessariamente dieta drastica ma piuttosto un riequilibrio costante: privilegiare frutta, verdura, pesce e carni magre come il pollo, riducendo al minimo grassi saturi, zuccheri aggiunti e sodio. La seconda riguarda l’attività fisica, declinata nella pratica concreta degli “spuntini di esercizio” per chi ha agende impossibili. La terza mossa, imprescindibile, è l’astensione dal fumo in ogni sua forma, compreso il fumo passivo e le sigarette elettroniche. A queste si aggiunge, come quarta raccomandazione, la necessità di controlli regolari non solo della pressione, ma anche della glicemia e del colesterolo LDL, parametri che possono restare silenziosi per anni mentre danneggiano silenziosamente le arterie. La quinta mossa è l’aderenza terapeutica: se il medico prescrive una cura, spesso a base di statine o altri farmaci anche generici e a basso costo, è fondamentale seguirla con scrupolo senza interruzioni, poiché studi recenti dimostrano che una corretta aderenza alle terapie aumenta esponenzialmente il numero di pazienti che raggiungono livelli di colesterolo nella norma. Infine, la sesta e ultima mossa è la gestione dello stress, un fattore subdolo che incide profondamente sull’equilibrio cardiovascolare e che richiede strategie di rilassamento e di igiene mentale da integrare nel proprio stile di vita.

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