Tensioni tra Iran e Israele, raid e accuse di spionaggio
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Redazione Esteri
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Israele ha risposto agli attacchi missilistici iraniani del 1° ottobre con un raid notturno tra il 25 e il 26 ottobre, colpendo obiettivi militari in Iran. Questo ritardo nella risposta è stato attribuito, da fonti israeliane, alla fuga di notizie avvenuta negli Stati Uniti riguardo agli obiettivi da colpire. Si era parlato di attacchi diretti al programma nucleare di Teheran e alle infrastrutture petrolifere, ma l'aspetto rilevante di questa narrazione è la conferma che Israele condivide con gli Stati Uniti la tipologia di obiettivi da colpire, almeno quando il bersaglio è l'Iran.
Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha lanciato un duro monito durante una sessione alla Knesset, sostenendo che l'Iran sta lavorando per costruire una "scorta" di bombe nucleari con l'obiettivo di distruggere Israele. Netanyahu ha sottolineato che l'Iran potrebbe minacciare il mondo intero in qualsiasi momento, evidenziando l'esistenza di missili a lungo raggio e intercontinentali in via di sviluppo, capaci di rappresentare un pericolo globale.
Nel frattempo, il raid israeliano ha destabilizzato le difese iraniane. Tuttavia, i media della Repubblica islamica hanno minimizzato l'evento, mentre il leader supremo Khamenei ha affermato che gli israeliani ingigantiscono le cose per i loro obiettivi specifici, ma anche minimizzare e dire che non è stato nulla e che non aveva importanza è sbagliato. Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione si riserva il diritto di rispondere al momento opportuno.
In un ulteriore sviluppo, un alto funzionario del Pentagono ha rivelato alla rete «Sky News» in arabo che un dipendente senior dell'ufficio del Segretario alla Difesa americano, Lloyd Austin, è sospettato di aver fatto trapelare i documenti segretati riguardanti i preparativi israeliani per un attacco all'Iran.




