Asha Sharma smantella il “Microsoft Gaming” e promette una svolta sulle esclusive: “I fan sono delusi”
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Non c’è più tempo per le mezze misure, né per le strategie annacquate dai compromessi aziendali. A sorpresa, la nuova CEO di Xbox Asha Sharma – affiancata dal capo degli Xbox Studios Matt Booty – ha deciso di rompere gli indugi pubblicando una lettera indirizzata a tutti i dipendenti, un vero e proprio manifesto che prova a ridare un’identità precisa al marchio dopo anni di annunci contraddittori. È un documento, questo, che fa piazza pulita delle incertezze del passato; lo si vede già dal primo rigo, dove viene accantonata la fredda dicitura “Microsoft Gaming” per tornare a chiamare le cose con il loro nome. “Siamo Xbox”, scrive Sharma, e non è solo uno slogan ma una dichiarazione di guerra alla complessità burocratica che – a suo dire – aveva soffocato lo spirito ribelle della console. Il gesto simbolico di ribattezzare l’intera divisione è un segnale potente: si volta pagina, e si torna a guardare a quel “soggiorno di casa” che, venticinque anni fa, aveva rivoluzionato l’idea stessa di intrattenimento digitale.
Il nodo scottante delle esclusive
Tra i punti più attesi del lungo intervento – pubblicato anche su Xbox Wire per non lasciare spazio a fraintendimenti – c’è quello relativo alla gestione dei giochi first party. Negli ultimi mesi, la scelta di aprire le porte a piattaforme concorrenti aveva fatto infuriare una fetta consistente dell’utenza, quella che considera l’esclusività il sale della competizione tra console tanto quanto il rifiuto della stessa è diventato un mantra per chi predica l’abbattimento delle barriere. Sharma ammette senza giri di parole la frustrazione dei giocatori, e annuncia che l’azienda “riesaminerà” la propria strategia sull’esclusività. Nessuna promessa di ritorno al passato, intendiamoci, ma almeno la volontà di adottare un approccio “caso per caso”, selezionando con il bilancino i titoli da blindare su Xbox e quelli da lasciar migrare altrove. La nuova amministratrice delegata sembra voler rompere con la politica dell’“everything everywhere” che aveva caratterizzato gli ultimi anni di Phil Spencer, restituendo peso specifico al parco giochi esclusivo senza però chiudersi completamente in una torre d’avorio.
L’ombra dei licenziamenti e la necessità di rigore
Non c’è rivoluzione, purtroppo, che non porti con sé il suo carico di ansie e spettri. Nel manifesto si parla diffusamente di “rigoroso controllo dei costi” e di necessità di ristabilire una crescita duratura; e se da un lato queste sono frasi fatte in qualsiasi riunione di bilancio che si rispetti, dall’altro assumono i contorni sinistri di una possibile scure sull’occupazione. Secondo indiscrezioni circolate nelle ultime ore – fruscii raccolti da un presunto dipendente di Activision Blizzard ma ancora privi di riscontri ufficiali – Microsoft Gaming potrebbe prepararsi a una nuova, pesante tornata di tagli. Si parla di una riduzione che arriverebbe a coinvolgere fino al 15% dell’attuale forza lavoro del settore videoludico; una cifra, questa, che non risparmierebbe alcuni studi e che getterebbe un’ombra lunga su quella “rinascita” evocata con tanta enfasi nella lettera. Per ora non c’è alcuna conferma, e i vertici tacciono, ma il semplice fatto che si discuta di riorganizzazione a così poco dal cambio al vertice induce a un cauto pessimismo.
Piattaforma, sviluppatori e la sfida della prossima generazione
Ma il discorso di Sharma non si limita alla pura sopravvivenza finanziaria. La nuova CEO ha infatti tracciato una rotta chiara per il futuro tecnologico del brand, menzionando la necessità di creare un ecosistema più ricettivo verso le esigenze degli sviluppatori, oltre a migliorare l’accessibilità economica del Game Pass. L’obiettivo, dichiarato a chiare lettere, è quello di non abbandonare l’attuale generazione al suo destino, anzi, stabilizzarla, mentre dall’altra parte si gettano le basi per un hardware next-gen assolutamente concorrenziale – qualcuno lo chiama Project Helix – capace di ibridare console e PC. È una scommessa ambiziosa, che prova a tenere insieme due esigenze spesso in conflitto: la potenza di calcolo per gli appassionati più hardcore e la semplicità d’uso per il grande pubblico. “Console è il fondamento”, scrive Sharma con una chiarezza che mancava da tempo, quasi a voler tranquillizzare i puristi che temevano l’evaporazione della fisicità del prodotto in un’eterea nuvola di streaming. Il rischio, naturalmente, è che questa nuova strategia si perda nella sua stessa complessità, oppure che i tagli annunciati finiscano per indebolire proprio quella rete di studi indipendenti necessaria a produrre quelle esclusive che – a un certo punto – torneranno a essere centrali.




