Strage a Graz, dieci anni dopo il precedente: un ex studente uccide nove persone in una scuola

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Non è la prima volta che Graz, capoluogo della Stiria, si risveglia sotto i colpi di una tragedia. Quasi un decennio fa, il 20 giugno 2015, un uomo al volante di un Suv si scagliò contro la folla nel centro città, uccidendo tre persone – un 28enne, una 24enne e un bambino di 4 anni – e ferendone altre 43, sette delle quali in modo grave. Quell’episodio, durato cinque interminabili minuti con l’auto che viaggiava a 100 chilometri all’ora, aveva già segnato profondamente la memoria collettiva. Oggi, però, a riaprire le ferite è una strage di ben altra natura, avvenuta tra i banchi dell’istituto superiore «Borg».

Secondo le prime ricostruzioni, l’autore della sparatoria – un ex studente che si riteneva vittima di bullismo – avrebbe fatto irruzione in due aule, aprendo il fuoco all’impazzata. Le immagini diffuse sui social, seppur frammentarie, mostrano il panico degli alunni durante gli spari, con colpi distinti che risuonano nei corridoi. Il bilancio, ancora provvisorio, parla di almeno nove vittime, oltre all’assalitore, che si è tolto la vita in uno dei bagni della scuola poco dopo l’attacco. Le forze dell’ordine, intervenute tempestivamente, hanno evacuato l’edificio, scortando in sicurezza tutti i presenti.

L’Austria, nonostante leggi severe che vietano mitragliatrici e fucili a pompa, detiene uno dei tassi più alti di armi in possesso dei civili in Europa: 30 ogni 100 abitanti. Un dato che, inevitabilmente, riaccende il dibattito sul controllo degli arsenali privati, soprattutto quando episodi come questo dimostrano quanto facilmente un’arma possa trasformarsi in strumento di morte.

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