Bff, l’intervento di Bankitalia taglia l’utile 2025 e riscrive i target
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
La doccia fredda per Bff Bank, come spesso accade in questi casi, è arrivata proprio quando sembrava che il peggio fosse passato. La banca milanese specializzata nel factoring verso la pubblica amministrazione ha dovuto rivedere drasticamente i conti del 2025, recependo i rilievi mossi da Bankitalia a fine marzo – rilievi che hanno portato all’affiancamento dei commissari Raffaele Lener e Francesco Fioretto al consiglio di amministrazione guidato dall’amministratore delegato Giuseppe Sica. L’utile netto contabile dell’esercizio si è così attestato a 37 milioni di euro, segnando un crollo dell’83% rispetto ai 70,2 milioni comunicati in via preliminare a febbraio. Una correzione che non è solo contabile, ma che ha messo a nudo le fragilità patrimoniali dell’istituto, costringendo il management a ricalcolare al ribasso le ambizioni per l’anno in corso.
Numeri in rosso e coefficienti sotto la lente della vigilanza
A guardare i dettagli della manovra correttiva, emerge un quadro di complessiva sottocapitalizzazione, seppur con qualche “via di fuga” tecnica. Il Cet 1 ratio, ovvero il capitale primario di classe 1, si è fermato al 9,94%, un valore che – sebbene in calo – riesce comunque a rimanere marginalmente sopra il requisito minimo Srep del 9,8%. Il problema vero, per l’istituto, è rappresentato dal Total Capital Ratio (Tcr), sceso al 12,31%: una cifra che scivola pericolosamente sotto la soglia del 13,30% imposta dalla Banca Centrale Europea. Questo deficit strutturale ha quindi innescato una reazione a catena sulle previsioni future; la banca ha infatti presentato a Via Nazionale un piano di conservazione del capitale per tamponare la falla, mentre le proiezioni per il 2028, in assenza di iniziative esterne, lasciano già intravedere uno shortfall patrimonale dovuto al cosiddetto “calendar provisioning”.
La reazione di piazza Affari e le nuove stime strategiche
La reazione degli investitori, come prevedibile di fronte a una rettifica di questa portata, non si è fatta attendere e il titolo ha subito una flessione violenta a Piazza Affari, superando il -6% in una seduta che ha visto aumentare la volatilità sul comparto del credito specializzato. Eppure, a un’analisi più attenta del movimento settimanale, l’azione mostra una forza relativa migliore rispetto al Ftse Italia Mid Cap, un segnale che alcuni operatori interpretano come la persistenza di una concreta appetibilità per il titolo nonostante la bufera normativa. Sul fronte operativo, l’azzeramento virtuale delle ambizioni di crescita si traduce nella revisione al ribasso dei target per l’intero 2026. I ricavi netti rettificati si sono fermati a 678,7 milioni di euro, in calo del 14% anno su anno, con la maggior parte di questi (390,7 milioni) generata dal comparto Factoring & Lending.
La “sforbiciata” agli obiettivi e il futuro di breve termine
La forbice degli utili, per il prossimo anno, è stata ridotta con un taglio secco che ha eliminato le sperie di una rapida risalita. L’utile netto rettificato è previsto ora tra 115 e 140 milioni di euro, una revisione al ribasso rispetto ai precedenti 160 milioni, mentre l’utile per azione scende a 0,6-0,7 euro (dallo 0,8 precedente) e il return on tangible equity crolla dal 24% a una forchetta compresa tra il 16% e il 20%. Per quanto riguarda le implicazioni tecniche di brevissimo periodo, l’evoluzione della fase attuale del titolo suggerisce che questo stia testando un’importante area di resistenza posizionata intorno ai 2,352 euro; una tenuta di questo livello, almeno sul grafico, potrebbe offrire un sostegno psicologico agli azionari in attesa che la banca trovi un partner o completi le cessioni di portafogli, attualmente allo studio con advisor del calibro di Mediobanca e Morgan Stanley.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
