Governo riscrive l'emendamento sull'oro di Bankitalia, inserito il riferimento ai trattati Ue
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Redazione Interno
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È stata depositata in Commissione Bilancio al Senato la versione riformulata dell’emendamento che vuole chiarire la titolarità delle riserve auree della Banca d’Italia, un testo su cui la Banca centrale europea aveva espresso, nei giorni scorsi, precise perplessità, ritenendone poco chiare le finalità e sottolineando la necessità di rispettare i principi dell’indipendenza bancaria. L’intervento, proposto originariamente da parlamentari di Fratelli d’Italia, ha dunque subito una riscrittura da parte del governo, il quale ha introdotto un esplicito richiamo al quadro normativo europeo, nel tentativo di chiudere una vicenda che ha rischiato di creare attriti istituzionali e che è stata oggetto di un acceso dibattito pubblico, distogliendo parzialmente l’attenzione dai contenuti della manovra finanziaria ancora in esame in Parlamento.
Il nuovo testo e il richiamo ai vincoli europei
La nuova formulazione, presentata dal ministro dell’Economia, stabilisce che, fermo restando quanto previsto dagli articoli del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea che tutelano l’indipendenza delle banche centrali e vietano il finanziamento monetario degli Stati, la norma nazionale in materia valutaria “si interpreta nel senso che le riserve auree gestite e detenute dalla Banca d’Italia, come iscritte nel proprio bilancio, appartengono al Popolo Italiano”. Una dichiarazione di principio, la quale, se da un lato ribadisce un concetto di proprietà popolare dell’oro, dall’altro lo inquadra – tramite quella premessa vincolante – entro i paletti giuridici comunitari che di fatto ne limitano la portata operativa, impedendo qualsiasi uso delle riserve che possa configurarsi come finanziamento allo Stato.
Le preoccupazioni della Bce e la chiusura del ministro
La presidente della Bce, Christine Lagarde, aveva pubblicamente manifestato preoccupazione per la versione originaria della proposta, la cui ambiguità sollevava interrogativi sulla possibile interferenza con le competenze e l’autonomia della Banca d’Italia. La rassicurazione formale del ministero dell’Economia, seguita dalla presentazione del testo modificato, ha rappresentato il passo necessario per superare lo stallo. Lo stesso ministro, dopo un incontro in Commissione Bilancio, ha dichiarato di ritenere la questione sostanzialmente archiviata, pur ammettendo, in modo implicito, che la norma rischia di avere una portata più simbolica che sostanziale, configurandosi come una mera interpretazione autentica di una legge esistente.
Una vicenda a latere della manovra
La discussione sull’emendamento aureo ha occupato uno spazio non marginale nel dibattito politico delle ultime settimane, finendo per proiettare un’ombra sui lavori parlamentari riguardanti la legge di Bilancio. Se da una parte si è trattato di un esercizio di retorica politica, dall’altra ha costretto il governo a un delicato lavoro di mediazione tra le istanze interne e gli obblighi di lealtà verso le istituzioni europee, lavoro che si è concretizzato nell’attuale testo di compromesso. La vicenda, quindi, si avvia a concludersi con una formulazione giuridicamente più cauta, la quale, pur non modificando lo status quo gestionale delle riserve, ne ribadisce formalmente l’appartenenza finale alla collettività nazionale.




