L’Italia dell’inseguimento riscrive la storia: vent’anni dopo Torino, è ancora oro
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
A volte il destino disegna traiettorie che sembrano chiudere cerchi perfetti, e l’azzurro del pattinaggio di velocità, ieri, ne è stato la prova lampante. Era il 2006 quando Enrico Fabris trascinava i compagni verso un Titolo olimpico che sapeva di miracolo sportivo sulle piste di casa; oggi, a due decenni esatti di distanza, la staffetta maschile dell’inseguimento a squadre è tornata a ruggire sul gradino più alto del podio. La finale contro gli Stati Uniti, uno degli eventi più attesi di questi Giochi invernali, ha visto il terzetto azzurro imporsi con un distacco netto, quasi a voler sottolineare una superiorità costruita con il lavoro silenzioso di intere generazioni. Davide Ghiotto, Michele Malfatti e Andrea Giovannini, questo il trio che ha firmato l’impresa, hanno letteralmente dominato la pista lunga, regalando all’Italia una medaglia dal sapore particolare: non solo perché arriva in una disciplina storicamente regina per il nostro paese, ma perché incarna perfettamente l’evoluzione di un movimento capace di rigenerarsi senza mai perdere la memoria.
Poco prima che il cronometro si fermasse sul tempo vittorioso, il TG Poste ha intercettato una delle storie più autentiche nascoste dietro questa competizione. Linda Bortolotti, dipendente dell’ufficio postale di Pergine Valsugana e moglie di Andrea Giovannini, ha affidato alle telecamere aziendali la tensione e l’orgoglio di chi aspetta a casa, lontano dall’ovale ghiacciato ma con il cuore incollato ai pattini del marito. Il suo racconto, filtrato attraverso l’emozione di una dipendente che vive la doppia veste di familiare e di tifosa, ha portato alla luce quel lato umano che spesso le cronache sportive tralasciano: la sua energia, hanno raccontato i colleghi, è diventata contagiosa nell’ufficio postale trentino, trasformando un luogo di lavoro quotidiano in un piccolo avamposto di tifo azzurro.
La Cina e quel bronzo storico che profuma di sorpresa
Mentre l’Italia festeggiava l’oro, dall’altra parte del tabellone dell’inseguimento a squadre maschile arrivava una notizia destinata a fare storia per un’altra nazione. La Cina, infatti, si è messa al collo una medaglia di bronzo che nei pronostici della vigilia nessuno avrebbe osato scommettere. Liu Hanbin, Wu Yu e Li Wenhao, questi i nomi dei tre pionieri, hanno disputato una finale B contro l’Olanda trasformandola in una battaglia epica, risolta per appena nove centesimi di secondo con un crono di 3’41”38. Per il movimento cinese del pattinaggio di velocità si tratta di una prima volta assoluta in questa specialità, un risultato che certifica come i Giochi di Milano-Cortina stiano regalando sorprese e ribaltando gerarchie consolidate.
L’esultanza che guarda all’Nba
A rendere ancora più iconica la giornata azzurra ci ha pensato Andrea Giovannini con un gesto che in pochi secondi ha fatto il giro dei social e delle televisioni. Un attimo prima di tagliare il traguardo, mentre il distacco sugli Stati Uniti appariva ormai incolmabile, il pattinatore trentino ha unito le mani sotto la testa inclinandola come per appoggiarla su un cuscino. L’esultanza, immediatamente riconoscibile, è quella che Stephen Curry, stella dei Golden State Warriors, ha reso celebre nel basket mondiale: un omaggio ironico e leggero che strizza l’occhio a un altro sport e a un altro campione, ma che fotografa perfettamente la dimensione quasi onirica di una vittoria costruita metro dopo metro. Ghiotto e Malfatti, dal canto loro, hanno completato il quadro di una squadra che in pista ha funzionato come un ingranaggio perfetto, capace di dettare il ritmo e di non concedere mai un centimetro agli avversari a stelle e strisce.




