Il governo riscrive il decreto sul ponte di Messina dopo i rilievi della Corte dei Conti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il Consiglio dei ministri ha approvato oggi, 5 febbraio, un decreto legge che ridefinisce l’iter procedurale per la costruzione del ponte sullo Stretto di Messina, operando quelle modifiche che sono parse necessarie dopo l’esame del Colle e i precedenti rilievi mossi dalla Corte dei Conti, la quale, lo scorso novembre, aveva bocciato la proposta iniziale. Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, spiegando il contenuto del provvedimento in una nota ufficiale, ha sottolineato che il testo si conforma pienamente alle osservazioni dell’organo di controllo, intervenendo su alcuni snodi critici emersi durante l’istruttoria. L’obiettivo dichiarato, come si evince dalle disposizioni, è quello di snellire e coordinare il processo decisionale tra i numerosi enti coinvolti, evitando così intoppi che potrebbero ritardare l’avvio dei lavori per un’opera considerata strategica dall’esecutivo.

Le principali modifiche al testo originario

La nuova versione del decreto, frutto di un confronto con il Quirinale, presenta correzioni significative rispetto alla bozza originaria. Sono state infatti eliminate, o riscritte, quelle norme che limitavano i poteri di scrutinio della Corte dei Conti sugli atti del Cipess, il Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile, e che prevedevano la nomina di un commissario straordinario dedicato esclusivamente al ponte. Una scelta, questa, che smussa gli angoli più controversi della precedente impostazione, accogliendo di fatto le critiche sollevate circa un possibile indebolimento dei controlli e una eccessiva concentrazione di poteri. Il governo, in sostanza, ha optato per una procedura più articolata e condivisa, pur mantenendo ferma la volontà di procedere speditamente.

Il coordinamento rafforzato tra le amministrazioni

Per superare le complessità che hanno finora caratterizzato il progetto, il decreto punta a rafforzare il coordinamento tra tutte le amministrazioni centrali coinvolte. Oltre al Mit e alla Presidenza del Consiglio, sono infatti chiamate a collaborare strettamente il Ministero dell’economia, quello dell’ambiente, gli Interni, la Difesa, la Protezione Civile e il Ministero della Salute, con il compito di produrre in tempi certi le integrazioni tecnico-istruttorie necessarie. Un punto delicato riguarda poi l’applicazione della Direttiva Habitat, per la quale viene individuata una procedura a fasi che coinvolga, in modo coordinato, tutti gli enti interessati, cercando di sciogliere nodi che in passato hanno spesso causato lungaggini in altri grandi progetti infrastrutturali.

La governance delle opere di accesso

Il provvedimento chiarisce inoltre il rapporto logico e cronologico tra l’adozione del decreto interministeriale che approva il terzo atto aggiuntivo alla convenzione Mit-Società dello Stretto e la successiva delibera del Cipess per l’approvazione definitiva del progetto. Per quanto riguarda le infrastrutture di accesso, fondamentali per l’effettiva utilità dell’opera, il governo ha scelto di nominare commissario straordinario l’amministratore delegato di Reti Ferroviarie Italiane, affidandogli il compito di garantire che i collegamenti ferroviari a terra vengano realizzati rapidamente e in parallelo con la costruzione del ponte. Una soluzione che, evitando la creazione di una nuova figura ad hoc, intende sfruttare competenze già esistenti nel settore, assicurando coerenza progettuale e tempistiche allineate.

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