Blitz contro la mafia foggiana, 39 arresti nell'operazione "Mari e Monti"
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Redazione Interno
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Il procedimento penale, da cui scaturisce l'operazione "Mari e Monti", rappresenta la più complessa, strutturata e, allo stesso tempo, innovativa indagine effettuata nel distretto barese sulla criminalità organizzata. La ferocia della mafia foggiana emerge chiaramente dalle carte del blitz: minacce di sterminio rivolte a famiglie rivali, inclusi i bambini, e intimidazioni armate nei confronti dei carabinieri. Armi e affari, sangue e soldi che scorrevano a fiumi, sono il fulcro di un'organizzazione criminale che ha dominato il promontorio del Gargano.
Il clan Li Bergolis, al centro dell'inchiesta, ha esercitato un controllo capillare sul territorio, come dimostrano le minacce a una pattuglia di carabinieri forestali, costretti a ripiegare sotto la minaccia di kalashnikov e mitragliette. I ricavi del narcotraffico, distribuiti "con la pala", testimoniano la vastità degli affari illeciti gestiti dal clan. La promessa di sterminare un'intera famiglia rivale, fino a cancellarne il cognome dalla faccia della terra, è solo uno degli episodi che emergono dalle mille pagine dell'ordinanza di custodia cautelare.
Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, ha espresso gratitudine alla Procura Nazionale Antimafia, alla DDA di Bari e alle forze dell'ordine per l'operazione congiunta che ha portato all'arresto di trentanove affiliati del clan Li Bergolis. L'operazione "Mari e Monti" ha liberato i cittadini del Gargano dalla presenza del temuto clan, segnando un importante passo avanti nella lotta alla criminalità organizzata.
Il sindaco di Monte Sant'Angelo, Pierpaolo d'Arienzo, ha sottolineato l'importanza della giornata per la sua città e per l'intera provincia di Foggia, ringraziando la Polizia di Stato, l'Arma dei Carabinieri e la Guardia di Finanza per il loro impegno.




