L’ex Lear di Grugliasco riparte con Fulchir: 20 milioni e sei linee produttive per la meccatronica
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Redazione Economia
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È arrivata alla vigilia del Primo Maggio la notizia che i 365 lavoratori aspettavano: lo stabilimento ex Lear di Grugliasco, fermo ormai da oltre quattro anni, è pronto a ripartire grazie all’intervento del gruppo veneto Zetronic. Il sito, che un tempo produceva sedili per Maserati e che sembrava destinato a un declino inesorabile, passa ufficialmente a Mechatronix – la società controllata al 55% da Zetronic con sede a Padova – con un piano da 20 milioni di euro che promette di riconvertire radicalmente l’identità produttiva dell’area torinese.
Alla guida dell’operazione c’è Stefano Fulchir, imprenditore veneto e figlio di Carlo Fulchir (fondatore di Elektron e Finmek, nonché attuale guida di iVision Group), il quale ha scelto di puntare su un mix produttivo volutamente diversificato per evitare la trappola della monosettorialità. Il progetto, d’altra parte, non nasce dal nulla: il gruppo conosceva già Lear perché era un cliente, e ha deciso di investire non tanto sulla struttura fisica quanto sul capitale umano, trovando nello stabilimento “competenze importanti” che non si sono disperse nonostante il lungo fermo.
L’asse industriale tra Nord-Est e Piemonte
L’intesa, siglata con il pieno consenso delle organizzazioni sindacali Fim, Fiom e Uilm e supportata dalla Regione Piemonte, prevede l’attivazione di 24 mesi di Cassa Integrazione Straordinaria per accompagnare la delicata fase di riorganizzazione. Questo strumento, come confermano le comunicazioni ufficiali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), servirà a gestire la transizione mentre vengono allestite le nuove linee produttive, garantendo al contempo la continuità di reddito per gli operai.
Dal punto di vista industriale, la strategia di Fulchir mira a trasformare l’ex fabbrica di sedili in un polo multi-business. Le sei linee produttive previste spazieranno dalla produzione e assemblaggio di veicoli elettrici leggeri (e-mobility) alla realizzazione di strutture per pannelli fotovoltaici, passando per lo stampaggio di metalli, assemblaggi meccatronici, cablaggi e persino il riciclo di batterie.
Il ritorno ai sedili (ma stavolta per l’aviazione)
Un capitolo a parte merita il comparto aerospaziale. Pur essendo rimasta attiva la solida base tecnica nella produzione di sedili, lo stabilimento non tornerà a produrre unicamente componenti per auto. Il piano prevede infatti l’ingresso nel mercato dei sedili per aeronautica e avionica, un passaggio che, come spiega Fulchir, richiede tempi più lunghi e l’ottenimento di certificazioni specifiche. È un percorso obbligato, che l’azienda ha già avviato per posizionarsi su un segmento ad alto valore aggiunto, lontano dalle fluttuazioni del settore automotive tradizionale.
Sul fronte sindacale, i rappresentanti dei lavoratori hanno monitorato l’intera trattativa che si è svolta nelle settimane precedenti. L’incontro del 29 aprile presso il MIMIT – già programmato dopo il tavolo ministeriale dell’8 aprile – ha infatti permesso di verificare l’esito della negoziazione, con i sindacati che hanno ottenuto garanzie sul mantenimento dei trattamenti economici e sulla salvaguardia dei diritti acquisiti durante il trasferimento di ramo d’azienda.
Una rinascita attesa e il ruolo della vigilanza
La chiusura positiva di questa vertenza, considerata tra le più complesse degli ultimi anni per il territorio torinese, rappresenta quindi un’inversione di tendenza rispetto all’inesorabile spegnimento delle attività che si era registrato negli anni precedenti. La mancata diversificazione di prodotto da parte della multinazionale Lear aveva infatti condannato il sito a una lunga agonia, resa ancora più amara dalla decisione di Stellantis di trasferire la produzione Maserati da Mirafiori a Modena.
Con il passaggio di consegne ufficiale a Mechatronix, che decorre dal 1° maggio, si apre una fase nuova. Se da un lato i sindacati esprimono soddisfazione per l’accordo trovato, dall’altro – come hanno dichiarato in una nota – continueranno a vigilare affinché il piano industriale venga concretamente attuato, monitorando passo dopo passo lo sviluppo delle sei aree produttive per assicurare che il rilancio non resti solo sulla carta. L’operazione, infine, ha il merito di saldare idealmente due culture industriali – quella del Nord-Est e quella del Piemonte – mettendo a sistema la capacità manifatturiera veneta con la tradizione operaia torinese.




