Lear, finalmente una schiarita: la Zetronic è pronta a riassorbire tutti i 368 lavoratori con un piano da 20 milioni
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Redazione Economia
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La lunga vertenza che tiene in ostaggio il futuro dello stabilimento Lear di Grugliasco, alle porte di Torino, potrebbe aver trovato una svolta decisiva, e arrivando peraltro da una direzione che fino a poche settimane fa sembrava soltanto una voce, una speranza timidamente affacciatasi all’orizzonte dopo il brusco e per certi versi ancora poco chiaro naufragio del precedente progetto di reindustrializzazione con la newco italo-cinese Fipa. Nel corso dell’informativa convocata oggi al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, fortemente sollecitata dalle segreterie di Fim, Fiom e Uilm per fare luce su una situazione che si era fatta di giorno in giorno più opaca e preoccupante per i 368 dipendenti coinvolti, è stata infatti presentata una proposta industriale concreta e dettagliata, capace di riaprire un capitolo che molti davano per archiviato nel peggiore dei modi. Protagonista di questa nuova iniziativa è Zetronic, azienda padovana con una solida tradizione alle spalle nel settore della meccatronica, la quale, attraverso la propria società Mechatronix, ha manifestato l’intenzione formale di rilevare il sito produttivo, impegnandosi in un piano di rilancio che, per dimensioni e ambizioni, si pone su un livello differente rispetto alla precedente ipotesi.
Un investimento da 20 milioni e una riconversione in sei direttrici
Il piano industriale messo a punto dal gruppo veneto, come emerso nel corso del tavolo ministeriale, non si limita a un generico intento di subentro, ma poggia su un investimento complessivo di 20 milioni di euro, una cifra che testimonia la volontà di operare una profonda e strutturale riconversione dello stabilimento. La strategia di Zetronic, stando a quanto illustrato ai rappresentanti dei lavoratori e ai funzionari del Mimit, si articolerebbe in sei distinti filoni produttivi, concepiti per diversificare il rischio e presidiare segmenti di mercato in crescita: si va dallo stampaggio di metalli e l’assemblaggio di componenti per l’automotive, che rappresenta il core business storico del sito, alla produzione di sedili destinati al settore aeronautico; dalla realizzazione di strutture per pannelli fotovoltaici, in linea con le traiettorie della transizione energetica, fino al riciclo delle batterie e persino alla produzione e assemblaggio di veicoli elettrici leggeri, le cosiddette categorie L6 e L7. Una tale ampiezza di interventi, qualora venisse effettivamente realizzata, ridefinirebbe completamente la fisionomia della fabbrica di corso Allamano, trasformandola da semplice indotto dell’auto a polo polifunzionale della meccatronica e delle tecnologie verdi.
L’assorbimento progressivo dei lavoratori e il nodo degli ammortizzatori
Il punto cruciale, quello che i sindacati hanno seguito con maggiore attenzione fin dal primo momento in cui è filtrata la notizia di un possibile interesse di Zetronic, riguarda naturalmente la gestione dei livelli occupazionali. E su questo fronte, la proposta presentata oggi a Roma segna una discontinuità netta rispetto al passato: l’azienda si è detta disponibile a riassorbire progressivamente la totalità degli attuali 368 dipendenti della Lear, sebbene in un arco temporale triennale. La tempistica, così come è stata delineata, prevede il passaggio di 100 lavoratori già nel primo anno, per poi salire a 230 nel secondo e raggiungere infine il pieno organico entro la fine del terzo anno. In realtà, come è stato precisato nel corso dell'incontro, il trasferimento formale dei dipendenti avverrebbe contestualmente al passaggio del ramo d'azienda, il che significa che questi entrerebbero immediatamente nell'orbita di Zetronic, ma con la previsione di ricorrere, nella fase di avvio, a strumenti di ammortizzazione sociale come la cassa integrazione o i contratti di solidarietà, necessari per accompagnare la progressiva entrata a regime dei nuovi cicli produttivi.
La procedura di trasferimento e il prossimo appuntamento all’8 aprile
Ora si apre una fase estremamente delicata, fatta di verifiche tecniche e di passaggi burocratici che dovranno accompagnare l'operazione verso la sua definitiva concretizzazione. Nelle prossime settimane, come comunicato al termine della riunione odierna, verrà formalmente avviata la procedura di trasferimento di ramo d'azienda, che implica un confronto serrato con le rappresentanze sindacali per definire nel dettaglio le modalità di passaggio e le tutele contrattuali per i dipendenti. Un nuovo tavolo di confronto è stato già calendarizzato al Mimit per l’8 aprile, una data che si preannuncia cruciale per mettere nero su bianco gli impegni reciproci; a quell'incontro, è stato annunciato, prenderà parte anche una delegazione del Ministero del Lavoro, segno che l'attenzione del governo sul fronte delle ricadute occupazionali della vicenda rimane alta. Resta, come uno sfondo ingombrante, la vicenda della precedente trattativa con Fipa, un progetto che sembrava avviato e che invece si è improvvisamente arenato, lasciando i lavoratori per settimane in un limbo di incertezza e alimentando non poche polemiche politiche e sindacali sulla gestione della crisi.




