Il ritorno del "leader carismatico": Mou detta le condizioni a Florentino per ricostruire il Real
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Redazione Sport
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E meno male che due estati fa Carlo Ancelotti lo aveva definito “lo spogliatoio più sano che abbia avuto”. Certo, qualcuno dei leader storici, da Modric a Kroos, se n’è andato da Valdebebas, ma nulla faceva presagire una degenerazione così rapida e, a questo punto, difficilmente riparabile. Prevedendo forse proprio questa deriva, Florentino Pérez lo scorso anno si era affidato a Xabi Alonso, quasi come fosse un novello Pep Guardiola o un secondo Zinedine Zidane, nel tentativo di fare tabula rasa. E invece, ecco il colpo di scena: il prescelto per ristabilire l’ordine potrebbe essere José Mourinho.
Il caos nello spogliatoio accelera la contromossa del presidente
Le settimane recenti hanno dipinto il quadro di una squadra fuori controllo, dove le tensioni sono esplose in episodi di cronaca interna che hanno dell’incredibile. L’episodio più grave, l’aggressione che ha visto protagonisti Federico Valverde e Aurélien Tchouaméni durante una seduta d’allenamento, ha funto da detonatore definitivo. Sembra che il centrocampista uruguaiano, dopo ripetuti screzi, abbia colpito il francese, riportando a sua volta una ferita alla testa, tanto da dover essere portato in ospedale. Non si è trattato di un caso isolato, ma del sintomo più evidente di un malessere profondo; altri scontri, come quello che avrebbe visto protagonista Antonio Rüdiger o le presunte frizioni tra Kylian Mbappé e lo staff, avevano già minato la credibilità di un progetto tecnico fallito sul nascere.
L’accelerata sul mercato e la strategia di Perez
Di fronte a questa emergenza, Florentino Pérez avrebbe deciso di cambiare registro. Stando a quanto riportato da esperti di mercato, come Matteo Moretto, il presidente avrebbe scelto Mourinho come prossimo allenatore, dando il via libera a quella che viene definita "Operazione Ritorno". I contatti, intermediati dall’agente Jorge Mendes, sarebbero in fase avanzata, con il Benfica – club che Mou allena attualmente – già alla ricerca di un sostituto, consapevole dell’offerta irrinunciabile del club spagnolo. La clausola rescissoria da tre milioni di euro non rappresenterebbe un ostacolo per un club abituato a gestire cifre ben più ingenti.
Le cinque condizioni (non negoziabili) dello Special One
Secondo indiscrezioni raccolte dalla stampa iberica, Mourinho avrebbe già esposto le sue condizioni a Perez in una videoconferenza durata mezz’ora, una sorta di decalogo per garantire l’immunità diplomatica al nuovo corso. Il tecnico chiede la testa di Antonio Pintus, lo storico preparatore atletico vicino al presidente, per non avere "infiltrati" nel suo gruppo di lavoro, oltre a pretendere indipendenza sportiva assoluta: niente interferenze dalla famosa "T-4" di Valdebebas, la stanza dei bottoni dove si decidono le strategie di mercato e di gestione. Mou vuole isolare il vestito dai dirigenti, un po’ come chiese ai tempi del primo scudetto all’Inter, e rifiuta il ruolo di portavoce del club che era stato di Ancelotti; non intende, cioè, rispondere delle scelte societarie in sala stampa. Infine, chiede un biennio (fino al 2028) e maggiore autonomia nella gestione dei protocolli medici, dato che i giocatori attuali non si fidano dei dottori sociali e pretendono di poter ricorrere a seconde opinioni esterne.
Mou come ago della bilancia in un momento di sfiducia
In un ambiente dove i calciatori temono la reazione del Bernabéu e dove la rissa tra compagni ha attirato persino la curiosità beffarda dello spogliatoio del Barcellona, l’arrivo del tecnico portoghese rappresenta una scelta di rottura netta. La sua personalità magnetica e la sua capacità di "blindare" il gruppo sono viste come l’unico antidoto a una stagione finita male sotto tutti i punti di vista, con la squadra ormai fuori dalla lotta per i titoli. Come riportano fonti vicine alla trattativa, c’è la convinzione totale che Mou sia l’uomo giusto per "sbarrare la porta" di un gruppo andato alla deriva; ora la parola passa al presidente, chiamato a concedere quei poteri speciali che non aveva mai completamente affidato a nessuno dopo l’addio dell’allenatore nel 2013.
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