Rutte cerca mediazione tra divergenze sulla guerra in Ucraina

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre le tensioni tra le potenze globali si acuiscono, il segretario generale della Nato, Mark Rutte, si trova a navigare in acque sempre più agitate. La sua missione, già complessa, è diventata ancor più delicata dopo che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha rivelato di aver discusso con il leader russo Vladimir Putin su come porre fine al conflitto in Ucraina. Una mossa che, se da un lato ha riaperto il dialogo tra Washington e Mosca, dall’altro ha sollevato non poche perplessità tra gli alleati europei, preoccupati di essere tagliati fuori da un negoziato che potrebbe ridefinire gli equilibri geopolitici del continente.

Rutte, durante i colloqui preliminari al vertice dei ministri della Difesa, ha cercato di mantenere un tono prudente, sottolineando la necessità di procedere “passo dopo passo” e ribadendo che l’Ucraina deve essere posta “nella migliore posizione possibile” per affrontare qualsiasi scenario futuro. Tuttavia, le divergenze tra le parti coinvolte sono evidenti. Trump, da sempre scettico sull’ingresso di Kiev nella Nato, ha definito l’ipotesi “infattibile”, mentre l’Unione europea insiste per avere un ruolo attivo nei negoziati.

A fare eco a questa posizione è stato il cancelliere tedesco Olaf Scholz, il quale ha sottolineato che “non ci deve essere una pace imposta in Ucraina” e che qualsiasi soluzione al conflitto deve coinvolgere gli Stati Uniti. In un’intervista rilasciata nei giorni scorsi e pubblicata da Politico, Scholz ha precisato che “è chiaro che non ci deve essere alcuna soluzione” che escluda Washington, ma ha anche ammonito contro il rischio di un accordo calato dall’alto, senza il consenso di Kiev.

Intanto, i ministri degli Esteri europei, riuniti a Parigi, hanno ribadito la necessità che l’Ue partecipi a qualsiasi negoziato per la risoluzione del conflitto. Una richiesta che arriva in risposta all’annuncio di Trump di aver avviato trattative con la Russia, lasciando l’Europa in una posizione di attesa. “Qualsiasi accordo funziona solo con l’Europa”, ha dichiarato un funzionario Ue in anonimato, evidenziando il malcontento per l’esclusione dai colloqui.

Dall’altra parte, il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, Dmitry Medvedev, non ha perso occasione per criticare l’Unione europea, definendola “debole e inutile” e sostenendo che la sua esclusione dai negoziati sia giustificata. Una presa di posizione che, se da un lato riflette la retorica di Mosca, dall’altro alimenta le preoccupazioni di chi teme che l’Europa possa essere marginalizzata in un processo decisionale che la riguarda direttamente.

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