Cereali ai massimi dal 2022, l'allarme di Kallas e i rincari che minacciano il carrello degli italiani

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   I prezzi globali dei cereali sono tornati ai livelli più alti da febbraio 2022. A segnalarlo è stata Kaja Kallas, alta rappresentante dell'Unione europea per la politica estera e di sicurezza, durante un dibattito in plenaria a Strasburgo dedicato all'escalation nel Mar Nero. La situazione descritta dalla diplomatica estone è quella di una vera e propria "tempesta perfetta", alimentata non soltanto dal conflitto ucraino ma da una combinazione di fattori climatici e geopolitici che stanno mettendo sotto pressione l'intero sistema alimentare mondiale.

Le cause di un rialzo che non dipende solo dalla guerra

Kallas ha spiegato che le scorte globali di cereali sono superiori a quelle del 2022, quando la Russia bloccò venti milioni di tonnellate di grano ucraino, ma il quadro attuale è reso più fragile da una serie di concause. Un super El Niño, la siccità che colpisce entrambi gli emisferi e le tensioni in Medio Oriente che ostacolano le esportazioni di fertilizzanti contribuiscono a rendere più difficile garantire cibo sulle tavole di tutto il mondo.

A questo si aggiunge l'intensificazione degli attacchi russi alle rotte di esportazione ucraine da metà luglio, con perdite stimate per Kiev in circa sessanta milioni di euro al giorno di mancate entrate.

Il peso dell'Ucraina sul mercato globale

Il nodo centrale resta la logistica del Mar Nero. L'Ucraina fornisce il 15% delle esportazioni mondiali di mais, il 10% di quelle di grano, tra il 15 e il 20% di orzo e circa la metà dell'olio di girasole scambiato a livello internazionale. Circa il 90% di queste merci transita attraverso il corridoio del Mar Nero, che rappresenta la rotta principale per raggiungere i mercati esteri. Quando la via più utilizzata diventa più costosa o insicura, l'offerta disponibile si contrae, i costi di trasporto aumentano e le forniture future diventano meno prevedibili.

Le ripercussioni si riflettono già sulle quotazioni: alla Borsa merci di Bologna il grano tenero è salito del 24% e il mais destinato agli allevamenti del 17%.

Cosa rischia di aumentare sugli scaffali italiani

Il Codacons ha lanciato un avvertimento esplicito sui possibili effetti a valle di questa crisi. Secondo l'associazione dei consumatori, la fiammata delle quotazioni rischia di determinare anche in Italia una nuova ondata di rincari per una serie di prodotti alimentari a largo consumo. Nell'elenco entrano i prodotti da forno come pane, pizza, cracker, grissini e farina confezionata, insieme ai dolciumi quali biscotti, brioche, merendine e torte. Seguono snack, cereali per la colazione e gli oli alimentari diversi da quello di oliva, a partire da girasole e mais.

L'allarme si estende anche ai prezzi di carne, uova e latticini, per via degli effetti indiretti dei rialzi sul mais utilizzato come mangime per gli animali.

Perché la pasta per ora resta al riparo

C'è però un prodotto che, secondo il Codacons, non dovrebbe essere interessato dai rincari: la pasta. La ragione risiede nella materia prima utilizzata. Il prodotto simbolo della tavola italiana è realizzato con grano duro importato da aree diverse da quelle coinvolte nelle tensioni attuali, mentre le pressioni maggiori riguardano il grano tenero, che finisce soprattutto nelle farine per pane e prodotti da forno, e il mais.

La distinzione tra le due filiere spiega perché l'allarme lanciato da Bruxelles non si traduca automaticamente in un aumento generalizzato dei prezzi al dettaglio, ma richieda una lettura più attenta delle singole categorie merceologiche.

Le rotte alternative e il fronte diplomatico

Sul piano delle contromisure, l'Unione europea ha già istituito dal 2022 corridoi terrestri di solidarietà per far transitare le merci ucraine attraverso gli Stati membri, aggirando il blocco navale. Tuttavia, secondo Kallas, anche queste vie risultano ora minacciate, poiché la Russia prende di mira i valichi di frontiera con Moldavia, Romania e Polonia.

La stessa alta rappresentante ha riferito di sei attacchi condotti con droni presumibilmente russi contro il traffico marittimo civile nel Mar Nero nell'arco di dieci giorni, episodi che hanno colpito imbarcazioni al largo delle coste di Romania e Bulgaria, due Paesi membri dell'Ue e della Nato. Il Consiglio europeo ha chiesto il ripristino immediato del libero passaggio per la navigazione civile e commerciale, mentre resta sul tavolo la proposta di un centro per la sicurezza marittima nel Mar Nero da realizzare con il supporto dell'Unione.

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