Il Tribunale di Colonia blocca la definizione dell'intelligence: Afd non può essere definita estremista, per ora

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Non potrà più essere definito, almeno in via definitiva e con certezza, un’organizzazione di estrema destra. Il Tribunale amministrativo di Colonia ha infatti accolto il ricorso d’urgenza presentato da Alternative für Deutschland, il partito guidato da Alice Weidel e Tino Chrupalla, contro la classificazione operata dall’Ufficio federale per la protezione della Costituzione, il Bundesamt für Verfassungsschutz noto come BfV. Lo scorso anno, dopo un esame che si era protratto per diverso tempo, i servizi segreti interni avevano diffuso un rapporto in cui non si limitavano a esprimere un sospetto nei confronti della formazione sovranista, ma ne certificavano la natura estremista, considerandola una minaccia concreta per l’ordinamento democratico tedesco. Una valutazione, quest’ultima, che portava con sé conseguenze significative in termini di osservazione e monitoraggio, autorizzando l’intelligence a utilizzare strumenti più invasivi, come le intercettazioni e l’infiltrazione di agenti, nei confronti degli esponenti del partito.

I giudici di Colonia, pronunciandosi sul procedimento cautelare, hanno di fatto congelato gli effetti di quella delibera. Nella loro ordinanza, come si legge nelle motivazioni depositate, riconoscono l’esistenza, all’interno di Afd, di frange e tendenze che si pongono in contrasto con i principi fondamentali della Legge fondamentale tedesca; tendenze, queste, che riguarderebbero una concezione etnico-nazionale del popolo, una visione che, secondo l’accusa, porterebbe a una discriminazione dei cittadini con background migratorio. Tuttavia, e qui risiede il nodo centrale della decisione, i giudici hanno stabilito che tali posizioni, per quanto presenti e documentabili, non arrivano a caratterizzare in modo totalizzante e predominante l’intera piattaforma politica del partito, non essendo quindi sufficienti a dimostrare che l’Afd nel suo complesso abbia una "tendenza di fondo incostituzionale" tale da giustificare la pesante etichetta di "estremismo acclarato".

Gli effetti immediati del verdetto e il congelamento del monitoraggio aggravato

La sentenza, sebbene provvisoria e in attesa del giudizio di merito che potrebbe arrivare solo tra diversi mesi o addirittura anni, ha un effetto immediato e dirompente: il Bfv non potrà più, per il momento, definire pubblicamente Afd come un partito "sicuramente estremista", né potrà sottoporre i suoi membri a quella sorveglianza rafforzata che la legge tedesca riserva solo alle organizzazioni per le quali vi è la certezza giuridica dell’ostilità alla Costituzione. Significa, in pratica, che si torna indietro di un anno, alla casella di partenza, con i servizi segreti che potranno al massimo mantenere il partito nella categoria del "caso sospetto", una classificazione meno grave che consente comunque un certo tipo di osservazione, ma non l’utilizzo di quelle misure più intrusive che Weidel e Chrupalla contestavano con maggiore forza. Lo stesso Bfv, peraltro, dopo la presentazione del ricorso lo scorso maggio, aveva autonomamente deciso di sospendere l’applicazione pratica di quella qualifica in attesa che la magistratura si esprimesse, una sorta di gesto di autocautela che ora trova una sanzione ufficiale da parte del tribunale.

Il nodo delle fonti e il metodo dell’intelligence al vaglio dei giudici

Un aspetto particolarmente interessante, che emerge con chiarezza dalla lettura della sentenza e che getta una luce significativa sull’intera vicenda, riguarda le prove portate dall’Ufficio federale a sostegno della propria tesi. I giudici hanno rilevato come il Bfv abbia fondato la sua valutazione esclusivamente su fonti apertamente accessibili al pubblico, come dichiarazioni pubbliche dei leader, programmi elettorali e documenti ufficiali diffusi dal partito. Non sarebbero stati presentati, in questa fase sommaria del giudizio, elementi riservati o informazioni raccolte tramite attività di intelligence che potessero dimostrare l’esistenza di un disegno più ampio e occulto, tale da far propendere per una caratterizzazione incostituzionale dell’intera organizzazione. Questa osservazione critica da parte del tribunale, riportata anche dalla stampa specializzata tedesca come la Süddeutsche Zeitung, finisce per indebolire ulteriormente la posizione dell’agenzia governativa, suggerendo che la sua valutazione si basasse più su un’interpretazione degli elementi pubblici che su prove inconfutabili di una cospirazione antidemocratica. Il concetto di "remigrazione", tanto caro all’ala più radicale del partito, è stato giudicato troppo vago nelle formulazioni pubbliche per poter dedurre che vi sia un obiettivo concreto e immediato di espulsione di massa dei cittadini con ascendenze migratorie, e mancano, sempre secondo la corte, prove certe che dietro quella parola d’ordine si celi un programma politico specifico e attuabile volto a violare la dignità umana sancita dalla Costituzione.

La reazione politica e il differente trattamento nei Länder orientali

La notizia ha scatenato reazioni contrapposte nel panorama politico tedesco. I leader di Afd, come era prevedibile, esultano: Weidel ha parlato di "una grande vittoria non solo per il partito, ma per la democrazia e lo Stato di diritto", sottolineando come la decisione rimetta al suo posto un tentativo, a suo dire pretestuoso, di mettere al bando l’opposizione. Dal canto suo, il governo federale guidato da Friedrich Merz, pur prendendo atto del verdetto, ha tenuto a precisare, per bocca del ministro dell’Interno Alexander Dobrindt, che nulla cambia nell’immediato in attesa della sentenza definitiva, e che Afd continuerà a essere monitorata come "caso sospetto". Va tuttavia rimarcato come la sentenza del Tribunale di Colonia abbia valore sulla classificazione federale, ma non incida sulle valutazioni già espresse a livello regionale. In ben quattro Länder della ex Germania Est, come la Sassonia, la Turingia, la Sassonia-Anhalt e il Brandeburgo, le sezioni locali di Afd continuano a essere ufficialmente considerate dalla rispettive sedi del Bfv come formazioni accertate di estrema destra. A queste si è aggiunto recentemente anche un Land occidentale, la Bassa Sassonia, dove appena una decina di giorni fa è stata emessa una analisi analoga. Una situazione, questa, che crea un quadro giuridico disomogeneo e potenzialmente paradossale, con lo stesso partito che in alcune parti del Paese viene trattato alla stregua di un’organizzazione pericolosa per la democrazia e a livello federale no, una dicotomia che alimenterà ulteriori contenziosi e dibattiti nelle prossime settimane, soprattutto in vista delle cinque scadenze elettorali regionali che attendono la Germania nel corso dell’anno.

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