Irpef, ceto medio a rischio stangata, «Aliquota fino al 56%»

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari, ha espresso irritazione per le critiche mosse dalla sinistra riguardo alla manovra fiscale del governo, definendole un caso di "analfabetismo fiscale". Secondo Fazzolari, il governo ha compiuto uno sforzo significativo per il taglio strutturale del cuneo fiscale e per la conferma dell'Irpef a tre aliquote, destinando circa 17,5 miliardi dei 28,5 totali della manovra a questi interventi. Tuttavia, le critiche si concentrano sul fatto che, nonostante le promesse di riduzione dell'Irpef per il ceto medio, i contribuenti con redditi compresi tra 32.000 e 40.000 euro potrebbero trovarsi a pagare più tasse a causa del taglio delle detrazioni fiscali.

Il Corriere della Sera ha riportato che questa fascia di reddito potrebbe arrivare a versare fino al 56% al fisco, una situazione che ha suscitato preoccupazioni tra i contribuenti. La riforma del sistema delle detrazioni fiscali, prevista dal disegno di Legge di Bilancio 2025, interesserà in particolare i contribuenti con redditi superiori ai 75.000 euro. Tra le spese detraibili a rischio per questi contribuenti vi sono gli interessi passivi dei mutui prima casa, le spese per l'istruzione dei figli e le erogazioni verso il Terzo Settore.

Fazzolari ha risposto alle critiche mosse da "Repubblica", affermando che il governo ha introdotto vantaggi significativi per il ceto medio, nonostante le accuse di "bugie" da parte della sinistra. La manovra fiscale, secondo il sottosegretario, è stata fraintesa e le misure adottate mirano a sostenere i redditi medio-bassi, anche se le modifiche alle detrazioni fiscali potrebbero avere effetti negativi per alcune fasce di reddito.

La riforma fiscale del governo, pur avendo l'obiettivo di ridurre il carico fiscale per il ceto medio, potrebbe comportare un aumento delle tasse per alcuni contribuenti a causa del taglio delle detrazioni.

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