Irpef, la riduzione dell'aliquota al 33% e i benefici per i contribuenti

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Con l’autunno ormai alle porte, il governo Meloni affronta i dossier più delicati per la prossima legge di Bilancio, che dovrà essere presentata entro la metà di ottobre, concentrandosi su due assi strategici: il riordino del sistema fiscale e la riforma del sistema previdenziale. Tra le misure più attese, e oggetto di un vivace dibattito interno alla maggioranza, spicca la riforma dell’Irpef, il cui obiettivo principale è quello di alleggerire la pressione tributaria che grava in particolare sul ceto medio. Al centro della discussione vi è l’ipotesi di un taglio di due punti percentuali per l’aliquota del secondo scaglione, che attualmente è fissata al 35% e che potrebbe così scendere fino al 33%.

A "guadagnarci" di più, stando alle prime simulazioni effettuate, sarebbe un lavoratore dipendente con uno stipendio lordo annuo di 40mila euro, il quale, avendo un reddito imponibile di poco superiore a 36mila euro, vedrebbe un risparmio fiscale di 627 euro all’anno. Lo “sconto” più contenuto, pari invece a 101 euro, spetterebbe a chi guadagna 30mila euro lordi. I benefici, è bene sottolinearlo, non sarebbero appannaggio dei soli dipendenti: a usufruirne, in misura analoga, sarebbero anche i lavoratori autonomi e i pensionati che rientrano nello stesso scaglione di reddito.

Parallelamente al taglio delle aliquote, l’esecutivo sta definendo i contorni di quella che è stata ribattezzata una “pace fiscale selettiva”, ovvero la nuova edizione della “rottamazione quinques”. Il disegno, che assume contorni sempre più definiti, prevede la possibilità di rateizzare gli eventuali debiti tributari in 120 rate dilazionate su un arco temporale di dieci anni. L’accesso a questo strumento, tuttavia, non sarà universale: ne saranno infatti esclusi i contribuenti recidivi e sarà limitato a coloro che possiedono redditi fino a 70mila euro.

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