Borse europee caute in avvio, lo Stoxx Europe 600 frena sulle tensioni geopolitiche

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Lo Stoxx Europe 600 si muove in territorio negativo nella mattinata di venerdì 9 ottobre, attestandosi sui 625 punti, un livello che segnala una possibile apertura debole per le principali piazze finanziarie del continente. Il dato arriva dopo una seduta, quella di giovedì, chiusa in calo dello 0,75 per cento, con l'indice paneuropeo sceso ai minimi degli ultimi quattro mesi.

A pesare sul sentiment degli investitori concorrono le tensioni geopolitiche internazionali, i prezzi dell'energia ancora elevati e i timori legati all'inflazione, elementi che continuano a orientare le scelte di portafoglio in una fase di marcata incertezza.

Il quadro delle principali piazze europee

Nonostante il segnale di debolezza offerto dallo Stoxx Europe 600, le prime indicazioni provenienti dai listini maggiori mostrano un avvio contrastato. Francoforte, Londra e Parigi si muovono in territorio positivo, con incrementi che si aggirano intorno allo 0,7-0,8 per cento, mentre Piazza Affari si distingue in negativo con un arretramento di circa mezzo punto percentuale.

La performance milanese risente in particolare dell'andamento del comparto bancario, con Banca Generali che guadagna terreno sulla scia delle ipotesi di riassetto nel settore creditizio, mentre Eni cede in scia al ribasso del greggio.

Il peso delle variabili energetiche e obbligazionarie

A contribuire a un parziale alleggerimento delle pressioni sui mercati concorre il calo del prezzo del petrolio. Il Brent arretra di poco meno di un punto percentuale, scambiando intorno ai 103 dollari al barile, dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha escluso attacchi all'Iran prima delle elezioni di midterm.

Sul fronte obbligazionario, i rendimenti dei titoli di Stato europei sono in discesa, con lo spread Btp-Bund che si attesta intorno ai 105 punti base, mentre i Treasury statunitensi continuano a mostrare rendimenti elevati, un fattore che rende meno attraenti gli investimenti azionari rispetto ai titoli di debito.

La settimana delle trimestrali e dell'inflazione

Il calendario macroeconomico della prossima settimana si preannuncia particolarmente denso. Prende il via la stagione delle trimestrali, con le grandi banche statunitensi sotto i riflettori: JPMorgan Chase, Goldman Sachs, Citigroup e Wells Fargo pubblicheranno i risultati del terzo trimestre il 13 ottobre, seguiti il giorno successivo da Morgan Stanley e Bank of America.

Gli analisti si attendono una crescita degli utili fino al 20 per cento su base annua per i maggiori istituti, sostenuta dai ricavi dell'investment banking e delle attività di negoziazione, ma l'attenzione degli investitori si concentrerà soprattutto sull'impatto dei rendimenti obbligazionari elevati sui costi di raccolta e sulla qualità del credito.

Inflazione e previsioni internazionali

Sul fronte dei prezzi al consumo, i dati statunitensi in arrivo saranno letti in chiave Federal Reserve, in vista della riunione di fine ottobre. L'inflazione americana si attesta attualmente intorno al 3,4 per cento, un livello che continua a erodere il potere d'acquisto delle famiglie, con particolare incidenza sui gruppi a reddito più basso.

La settimana segna anche l'avvio delle riunioni annuali del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale, in programma a Bangkok dal 12 al 18 ottobre, appuntamento nel quale verranno tracciate le previsioni economiche per i prossimi mesi.

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