Borse europee in rosso, Milano la più colpita tra banche e tensioni geopolitiche

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Le borse europee hanno aperto la settimana in territorio negativo, con Piazza Affari in netto svantaggio rispetto agli altri mercati del continente, trascinata al ribasso soprattutto dal settore bancario. L’indice FTSE MIB, che raccoglie le principali società italiane quotate, ha registrato perdite più marcate rispetto a Francoforte, Parigi e Londra, mentre il clima d’incertezza si è diffuso anche tra i titoli del FTSE Italia All-Share e quelli delle mid cap.

Le ragioni del tonfo sono molteplici, a cominciare dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, dove gli attacchi incrociati tra Israele e Iran hanno riacceso i timori di un’escalation, nonostante le rassicurazioni formali provenienti dal G7. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha ribadito la necessità di un intervento risoluto, chiedendo l’evacuazione di Teheran, mentre i leader occidentali – pur definendo l’Iran fonte di instabilità – hanno invocato una riduzione delle ostilità.

Sul fronte commerciale, intanto, le trattative tra Washington e Bruxelles sui dazi restano in stallo. Trump ha dichiarato che “non c’è offerta giusta” da parte europea, mentre il commissario Ue Weber ha ribadito l’obiettivo di arrivare a tariffe zero. L’assenza di progressi ha spinto gli investitori verso asset considerati più sicuri, come l’oro, e verso il dollaro, che si è rafforzato sull’euro e sulle altre valute.

Tra i titoli più penalizzati a Milano figurano Unicredit, Intesa Sanpaolo e BPER, mentre Stellantis e Saipem hanno limitato le perdite. In controtendenza, invece, alcuni comparti come quello del lusso, con Brunello Cucinelli in lieve rialzo, e delle utility, dove Ascopiave e Rai Way hanno mostrato una certa resilienza.

Quanto al petrolio, nonostante le turbolenze mediorientali, i prezzi sono rimasti contenuti sotto la soglia degli 80 dollari, segnale che i mercati – almeno per ora – non prevedono un’interruzione significativa degli approvvigionamenti. Una relativa stabilità che, tuttavia, potrebbe essere messa a repentaglio da eventuali nuove provocazioni.

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