Partenza in rosso per le Borse europee, pesano le tensioni geopolitiche e l’incertezza della Fed

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Piazza Affari e gli altri principali listini del Vecchio Continente hanno aperto la seduta in territorio negativo, con gli investitori costretti a destreggiarsi tra i verbali della Federal Reserve, una raffica di trimestrali e il ritorno di tensioni geopolitiche che sembrano acuirsi proprio mentre i mercati cercano chiarezza. L’indice Ftse Mib, dopo i primi scambi, cedeva terreno in linea con Francoforte, Londra e Parigi, tutte intorno al -0,3%, in un contesto in cui la fiducia appare condizionata da fattori macroeconomici contrapposti. Da un lato, la riduzione dei timori legati a una presunta bolla dell’intelligenza artificiale aveva lasciato spazio a un cauto ottimismo, ma dall’altro il fronte politico internazionale è tornato a mostrare nubi scure: le relazioni tra Iran e Stati Uniti, con Donald Trump nuovamente alla Casa Bianca, rimangono particolarmente tese, mentre a Ginevra i colloqui tra Russia e Ucraina si rivelano sempre più complessi, contribuendo a un clima di incertezza che difficilmente gli operatori possono ignorare.

Piazza Affari divisa tra Tenaris e Fincantieri

Sul listino milanese, l’andamento è caratterizzato da forti contrasti individuali che raccontano bene l’eterogeneità del momento. Corre Tenaris, con un balzo superiore al 5% a trainare il Ftse Mib, dopo che la trimestrale ha mostrato ricavi in crescita a 2,995 miliardi di dollari, un dato superiore alle attese nonostante un utile in calo dell’11% -9. La performance del Titolo, sostenuta da vendite di prodotti tubolari in aumento del 5% su base annua, dimostra come il mercato premi la capacità di generare ricavi oltre le stime di consensus, concentrandosi sulla solidità operativa più che sul risultato netto. All’estremo opposto, invece, scivola Fincantieri, che perde oltre l’8% dopo la chiusura dell’aumento di capitale riservato da 500 milioni. L’operazione, conclusasi con successo e con una domanda che ha superato di molte volte l’offerta, ha visto il collocamento di 32,5 milioni di azioni al prezzo di 15,32 euro -3. L’effetto diluitivo sul titolo, tipico in queste circostanze, pesa sul prezzo nonostante l’operazione ampli la flessibilità finanziaria del gruppo triestino e porti il flottante sul mercato a circa il 36%.

Il nodo banche centrali e le trimestrali europee

Sul fronte della politica monetaria, l’attenzione resta concentrata sui verbali della riunione Fed di gennaio, dai quali è emerso un forte consenso a mantenere i tassi stabili, ma con alcuni policymaker che hanno ipotizzato la necessità di un nuovo rialzo qualora l’inflazione dovesse persistere sopra il target del 2% -2. Questa posizione, meno accomodante di quanto sperato, si riflette sull’umore degli investitori che continuano a cercare indicazioni univoche in un quadro economico globale frammentato. Parallelamente, prosegue la stagione delle trimestrali europee con i conti di colossi come Zurich, Nestlè e Renault: quest’ultima ha chiuso il 2025 in rosso per 10,9 miliardi a causa della svalutazione di Nissan, pur mostrando un incremento dei ricavi del 3% a 57,9 miliardi -8. L’euro si mantiene sostanzialmente stabile sul dollaro, poco sopra quota 1,18, mentre l’oro, in un contesto di ricerca di beni rifugio, continua a guadagnare terreno frazionalmente.

I mercati osservano il fronte estero

Lo scenario che si delinea all’orizzonte non offre, al momento, elementi di svolta netti, ma piuttosto una serie di variabili in movimento. Le chiusure dei mercati asiatici, con Cina e Hong Kong ancora fermi per le festività, hanno ridotto la liquidità complessiva, amplificando l’impatto delle notizie provenienti dal fronte geopolitico. Il petrolio, intanto, segna un lieve rialzo sospinto dalle medesime tensioni, mentre gli occhi sono già puntati sui prossimi dati macroeconomici attesi nel corso della giornata, tra cui le richieste di sussidi alla disoccupazione negli Stati Uniti e la fiducia dei consumatori nell’Eurozona. In questo contesto, Francoforte, Londra e Parigi si muovono tutte con il segno meno, fotografando un avvio di seduta che lascia poco spazio a slanci, costringendo gli operatori a navigare a vista in un mare di incertezze che non accenna a placarsi.

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