Borse europee aprono in frazionale ribasso, pesano le tensioni geopolitiche

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Un'avvio di seduta all'insegna della cautela, quello che caratterizza i mercati azionari del Vecchio continente nella mattinata di oggi, 19 febbraio, con gli investitori che si trovano a dover fare i conti con un quadro internazionale sempre più complesso e denso di incognite. Se da un lato, infatti, l'attenzione rimane concentrata sulle indicazioni che provengono dalle banche centrali, alla ricerca di indizi sulle future mosse di politica monetaria, dall'altro sono le rinnovate frizioni sullo scacchiere geopolitico a influenzare pesantemente il sentiment degli operatori, orientandolo verso una marcata prudenza -5. Le principali piazze finanziarie, dopo aver toccato in settimana livelli vicini ai massimi storici, mostrano ora un po' di stanchezza: Francoforte cede lo 0,32%, Londra lo 0,24% e Parigi lo 0,20%, in una giornata che si preannuncia all'insegza della volatilità contenuta ma anche della sottile apprensione.

Il fronte più caldo, e quello che indubbiamente contribuisce a tenere alta la tensione tra gli investitori, è senza dubbio rappresentato dal dossier iraniano. I colloqui in corso a Ginevra, mediati dall'Oman e volti a trovare un'intesa sul programma nucleare di Teheran, sembrano infatti procedere a rilento, con le distanze tra le parti che appaiono tutt'altro che colmate -3. La posizione della Casa Bianca, con il presidente Trump nuovamente alla guida del Paese, si fa sempre più assertiva, e le voci di un possibile attacco militare, seppur non confermate ufficialmente, si intensificano di ora in ora -9. A testimonianza di un clima di crescente sfiducia nella soluzione diplomatica, fonti stampa internazionali riportano di un significativo dispiegamento di forze militari statunitensi nella regione, un movimento che include l'invio di ulteriori cacciabombardieri di ultima generazione e che non fa che alimentare le speculazioni su un'azione imminente -1. Questa situazione di stallo e la concreta minaccia di un conflitto hanno immediatamente trovato riscontro sui mercati delle materie prime, con il prezzo del petrolio in deciso rialzo e un ritorno d'interesse per i beni rifugio; l'oro, classica valvola di sfogo nei momenti di incertezza, segna un incremento dello 0,8% attestandosi a 5.015 dollari l'oncia, ma è l'argento a performare meglio, con un balzo del 2,3% a 78,94 dollari -5.

Parallelamente alla crisi mediorientale, un altro tavolo negoziale cruciale per gli equilibri globali continua a tenere banco: quello tra Russia e Ucraina, anch'esso con sede a Ginevra. I negoziati, che coinvolgono rappresentanti di Kiev, Mosca e Washington, si rivelano particolarmente complessi e vengono descritti da più parti come sempre più difficili -4. Al centro del contendere, non solo il futuro dei territori occupati, ma anche le garanzie di sicurezza per l'Ucraina nel dopoguerra, un punto sul quale il presidente Zelensky preme affinché vengano definitivamente fissati impegni chiari e vincolanti da parte degli alleati occidentali. La mancanza di progressi tangibili su questo fronte, e la sensazione che le parti siano ancora lontane da un'intesa sostanziale, contribuisce a mantenere un clima di incertezza che difficilmente può giovare agli umori dei mercati azionari europei, già provati dalle tensioni in Medio Oriente

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