Tensioni geopolitiche e scontro Fed pesano sulle borse, Milano resiste con Tim
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Le principali piazze finanziarie europee hanno chiuso una seduta contrastata, risentendo del tonfo di Wall Street e del clima di incertezza che attraversa i mercati, mentre l’attenzione degli investitori si concentra su due fronti caldi: la crisi con l’Iran e lo scontro istituzionale tra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e la Federal Reserve guidata da Jerome Powell. Il nervosismo geopolitico, in particolare, dopo le recenti minacce di intervento della Casa Bianca, ha spinto molti verso asset rifugio, facendo segnare nuovi record per l’oro e l’argento e riportando in rialzo anche le quotazioni del petrolio, le cui dinamiche potrebbero essere influenzate da qualsiasi escalation nella regione.
Il peso delle trimestrali e il confronto con la Fed
Sul versante economico-finanziario, l’avvio della stagione dei bilanci trimestrali ha offerto i primi spunti di delusione, con i ricavi di Wells Fargo che hanno segnato un flesso nel quarto trimestre del 2025, risultando inferiori alle attese degli analisti. Un dato che, unito all’aspra dialettica pubblica tra l’amministrazione Trump e il governatore Powell, ha gettato un’ombra sull’andamento dei listini americani, con l’indice tecnologico Nasdaq in calo dell’1,3% e l’S&P500 che ha ceduto lo 0,70%. Le parole del presidente, che mettono in discussione l’operato e forse persino l’autonomia della banca centrale, sollevano interrogativi non di poco conto sulla futura direzione della politica monetaria in un’economia già sensibile a ogni scossone.
L’andamento differenziato in Europa e il caso italiano
In questo contesto, le borse del Vecchio Continente hanno mostrato andamenti differenziati, sebbene il sentimento generale rimanga cauto. Francoforte ha chiuso con un calo dello 0,53%, Parigi ha perso lo 0,19%, mentre Londra è riuscita a mantenere un segno positivo, guadagnando lo 0,46%. Piazza Affari si è distinta per una certa resilienza, facendo registrare un incremento dello 0,27% dell’indice Ftse Mib, un risultato che deve molto alla vivace performance di TIM, il cui titolo è brillato in cima alla lista delle blue chip, compensando le debolezze di altri settori e attirando parte degli acquisti disponibili in un mercato europeo comunque sottotono.
Il rifugio nei beni rifugio e lo scenario incerto
La corsa all’oro e all’argento, che hanno toccato nuovi massimi, insieme alla ripresa delle quotazioni del greggio, segnala una chiara propensione degli operatori a cercare protezione, una tendenza che spesso precede periodi di volatilità accentuata. La seduta di Borsa si è dunque configurata come un delicato equilibrio tra dati aziendali non sempre convincenti, timori per le sorti dell’indipendenza delle banche centrali e una tensione internazionale che, complici le dichiarazioni provenienti da Washington, non accenna a placarsi, mantenendo il quadro d’insieme fragile e soggetto a repentini cambi di direzione in base agli sviluppi delle prossime ore.




