Il tech traina le borse europee, Milano in positivo nonostante le tensioni geopolitiche
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Redazione Economia
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Una seduta contrastata, con lo spettro delle tensioni geopolitiche che incombe sui mercati, si è conclusa prevalentemente in territorio positivo per le principali piazze europee, galvanizzate dalle performance del settore tecnologico. Milano, nello specifico, ha archiviato la giornata con un rialzo dello 0,44% del Ftse Mib, che si è portato così a 45.849 punti, mentre spiccava il balzo di Amsterdam, la cui borsa ha guadagnato oltre l’uno per cento trainata proprio dai titoli legati alla produzione di chip. Parigi, al contrario, ha fatto segnare un lieve calo, e Francoforte ha invece registrato un incremento, seppur più contenuto rispetto a quello milanese. A frenare l’entusiasmo, d’altronde, ci hanno pensato il calo del petrolio e le vendite su oro e argento, i quali, dopo aver toccato livelli record, hanno conosciuto una fase di profitto; contemporaneamente, il dollaro si è rafforzato, raggiungendo valori che non si vedevano da un mese e mezzo.
L'ottimismo di Wall Street e il volano TSMC
Oltreoceano, l’apertura di Wall Street è stata guidata da un deciso ottimismo, con i futures sui principali indici – dal Nasdaq 100 allo S&P 500 – che hanno mostrato consistenti guadagni nelle prime fasi della sessione. La “macchina dell’ottimismo”, come è stata definita, è stata rimessa in moto dai solidi risultati trimestrali del colosso taiwanese dei semiconduttori TSMC, il cui andamento è considerato un fondamentale termometro per l’intero settore tech. I dati finanziari della società, che ha sede a Taiwan, hanno infatti segnato un altro trimestre record, con un balzo degli utili netti del trentacinque per cento su base annua, alimentando la fiducia degli investitori nel ciclo dell’intelligenza artificiale e, forse, contribuendo a dissipare quelle voci di “bolla” che avevano iniziato a circolare insistentemente nei mesi scorsi.
I mercati in attesa tra dati e geopolitica
La crescita di TSMC, la cui rilevanza è strategica a livello globale, rappresenta dunque un potente segnale per i listini, che dopo le corse record dell’ultimo anno sembrano ora attraversare una fase di consolidamento in attesa di chiarimenti su fronti ben più ampi. I mercati, in sostanza, osservano con attenzione due diversi scenari: da un lato, la solidità delle imprese high-tech, di cui i conti del produttore di chip sono un eloquente esempio; dall’altro, l’evolversi della situazione internazionale, in particolare le nuove tensioni fra Iran e Stati Uniti, sulle quali pesano le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. L’incertezza riguarda la possibilità che tali attriti possano sfociare in un nuovo conflitto aperto o se, invece, rimarranno confinati allo stadio di minacce verbali, una dinamica che influisce direttamente sui prezzi delle materie prime e sulla propensione al rischio degli operatori.
Il respiro dei metalli preziosi e il caso Mps
In questo quadro generale di attesa, anche l’andamento dei metalli preziosi ha seguito un suo ritmo particolare: oro e argento, dopo la corsa agli acquisti delle settimane precedenti, hanno conosciuto una fase di vendite che ne ha raffreddato i prezzi. Una pausa di riflessione, quella degli investitori, che appare fisiologica dopo i massimi toccati e che si inserisce in un più ampio movimento di riallocazione delle risorse. Sulla piazza di Milano, infine, ha destato particolare interesse il raffreddamento delle quotazioni di Banca Monte dei Paschi di Siena, il cui Titolo ha lasciato sul terreno oltre l’uno per cento, distinguendosi in negativo nel paniere del principale listino italiano, mentre il resto del settore finanziario non mostrava movimenti di analoga entità.




