Borse europee in rialzo tra tensioni geopolitiche e petrolio sopra i 103 dollari
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Redazione Economia
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Nonostante l’escalation del conflitto in Medio Oriente, che nelle ultime ore ha visto intensificarsi gli attacchi mirati alle infrastrutture energetiche nella regione, i mercati del Vecchio continente mostrano una tenuta che qualcuno, fino a poche settimane fa, avrebbe faticato a pronosticare. Le Borse europee viaggiano in territorio positivo, seppur con un’andatura disomogenea e caratterizzata da frequenti cambi di direzione, in una seduta che gli operatori finanziari definiscono all’insegna della più classica volatilità. A sostenere gli indici è principalmente il comparto energetico, con Eni in netto rialzo a Piazza Affari, e quello delle utility, dove spiccano le performance di A2A, Enel e Hera, tutte in territorio ampiamente positivo. La guerra, ormai entrata nella sua terza settimana, non accenna a placarsi e anzi, le cronache parlano di un’offensiva israeliana che avrebbe colpito obiettivi sensibili, tra cui, stando a fonti locali, il capo della sicurezza iraniana Ali Larijani, figura di spicco dell’establishment politico e già negoziatore sul programma nucleare di Teheran. Una mossa, quest’ultima, che rischia di innalzare ulteriormente il livello dello scontro, con conseguenze ancora tutte da valutare sugli equilibri già precari dell’area.
Sul fronte delle materie prime, il petrolio continua a dettare legge. Il Brent, dopo aver superato quota 103 dollari al barile, si mantiene su livelli che non si vedevano da tempo, alimentato dai timori per la sicurezza nello Stretto di Hormuz, vero e proprio collo di bottiglia per il trasporto marittimo del greggio. Il presidente americano Donald Trump, tornato alla guida degli Stati Uniti, ha chiesto il supporto di alcuni alleati per garantire la sicurezza delle rotte commerciali in quelle acque, ma l’Europa ha già fatto sapere di non voler inviare proprie navi da guerra. Un’esitazione, quella europea, che riflette le profonde divisioni politiche e strategiche su come affrontare la crisi, mentre l’Agenzia Internazionale per l’Energia valuta il rilascio di ulteriori riserve strategiche per calmierare i prezzi, una mossa già sperimentata in passato ma che stavolta potrebbe rivelarsi meno efficace data la persistenza degli attacchi mirati alle infrastrutture.
Guardando ai singoli listini, Piazza Affari si conferma tra i migliori in Europa, con il FTSE MIB che guadagna terreno trascinato appunto dai titoli oil e dalle utilities, in una giornata che premia i comparti difensivi e legati all’energia. In controtendenza, ancora una volta, Amplifon, che continua a soffrire per le vendite dopo il sell-off della vigilia, accumulando una perdita che supera abbondantemente i sette punti percentuali. Male anche i titoli della difesa come Fincantieri e Leonardo, penalizzati forse da un incerto posizionamento in uno scenario di guerra che non vede un immediato esito e che potrebbe portare a riconsiderare le priorità di spesa dei vari governi. Sul fronte macroeconomico, l’Istat ha rivisto al ribasso l’inflazione italiana a febbraio, portandola al +1,5% su base annua rispetto alla stima preliminare dell’1,6%, un dato che conferma comunque un’accelerazione rispetto al mese precedente e che tiene alta l’attenzione sulla prossima riunione della Banca Centrale Europea




