Trump: “Il regime iraniano diventa ogni giorno più debole”. Teheran lancia missili e droni contro le basi Usa negli Emirati e in Kuwait
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
La tensione in Medio Oriente continua a salire in modo esponenziale, dopo la notte di bombardamenti americani che ha preso di mira una lunga lista di obiettivi riconducibili al programma militare e missilistico della Repubblica Islamica. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato in una conferenza stampa che il regime iraniano appare sempre più fragile e che il controllo dello stretto di Hormuz, fondamentale per il transito del petrolio, resta saldamente nelle mani delle forze statunitensi.
Le parole del presidente arrivano a poche ore dall'annuncio della nuova campagna di attacchi, che ha visto coinvolti più di cento bersagli, e mentre la controffensiva di Teheran si materializza con il lancio di missili e droni contro due basi militari americane situate negli Emirati Arabi Uniti e in Kuwait.
Le parole del presidente e la strategia americana
“Il regime diventa ogni giorno più debole – ha affermato Trump rispondendo alle domande dei giornalisti – e abbiamo il controllo sugli iraniani e su Hormuz, dove facciamo transitare molte navi cariche di petrolio”. Il presidente ha poi definito l'offensiva appena conclusa come un attacco molto violento e, a chi gli chiedeva quanto a lungo potrebbe protrarsi questa nuova fase di scontri, ha risposto con un secco “non credo molto a lungo”.
La sua dichiarazione è stata, tuttavia, immediatamente seguita da una precisazione che lascia intendere come la Casa Bianca sia pronta a colpire ancora: “Ma siamo pronti a lanciare un'offensiva in qualsiasi momento”. Le parole di Trump, pronunciate il 3 settembre, rappresentano la linea dura di Washington nei confronti di Teheran, in un momento in cui il conflitto sembra aver superato la fase delle semplici schermaglie per entrare in una fase più cruenta e diretta.
La risposta dell'Iran: missili e droni contro le basi Usa
La replica della Repubblica Islamica non si è fatta attendere. Fonti ufficiali di Teheran hanno confermato che l'esercito iraniano ha lanciato un attacco missilistico e con droni contro le strutture militari statunitensi negli Emirati Arabi Uniti e in Kuwait. Le immagini diffuse dalla televisione nazionale iraniana mostrano, secondo quanto riferito dall'emittente, il lancio di droni diretti contro obiettivi sensibili.
In una nota diffusa dai canali ufficiali, si legge che l'operazione ha preso di mira i sistemi di comunicazione satellitare, i depositi di equipaggiamento e gli hangar dei caccia situati nella base aerea di Ahmad al Jaber, in Kuwait, e in quella di Al Minhad, negli Emirati Arabi Uniti. L'Iran ha giustificato l'azione come una ritorsione per le perdite subite dalle proprie forze armate nei raid precedenti, intensificando la tensione in una regione già devastata da decenni di conflitti e rivalità.
Lo stretto di Hormuz e le petroliere scortate
Le acque dello stretto di Hormuz, un passaggio obbligato per il trasporto marittimo di una fetta considerevole del greggio mondiale, sono tornate al centro delle preoccupazioni internazionali. Dopo gli attacchi iraniani, il comando militare statunitense ha disposto una scorta armata per le petroliere in transito, nel tentativo di garantire la libertà di navigazione e prevenire eventuali azioni di sabotaggio o sequestro da parte delle forze navali di Teheran.
La presenza massiccia di navi da guerra americane e la minaccia di ulteriori ritorsioni rendono il clima incandescente, alimentando lo spettro di un'escalation che potrebbe coinvolgere altre potenze regionali e sconvolgere gli equilibri del mercato energetico globale, già provato dalle fluttuazioni dei prezzi e dalle incertezze legate all'offerta.
I raid americani e il bilancio degli attacchi
Nella notte tra il 2 e il 3 settembre, l'aviazione statunitense ha condotto una serie di massicci bombardamenti su obiettivi iraniani, colpendo cento bersagli in quella che Trump ha descritto come un'operazione estremamente violenta. Sebbene i dettagli sui danni causati e sulle eventuali vittime siano ancora frammentari, le fonti militari americane hanno parlato di un successo delle operazioni, mirate a degradare le capacità offensive e difensive della Repubblica Islamica.
La risposta di Teheran, con l'attacco alle basi negli Emirati e in Kuwait, testimonia tuttavia la determinazione del regime a non subire passivamente i colpi, ma anzi a rispondere colpo su colpo, alimentando un ciclo di violenza che appare difficile da interrompere. La situazione rimane estremamente fluida e volatile, con i Governi europei e le Nazioni Unite che osservano con crescente apprensione lo scontro tra due potenze militari di primo piano.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
