Trump e Medvedev giocano col fuoco nucleare, mentre Putin parla di Zelensky e usa droni-zombie

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Da quando Donald Trump ha annunciato lo schieramento di due sottomarini nucleari classe Ohio in acque vicine alla Russia, la tensione tra Washington e Mosca ha raggiunto livelli preoccupanti. Una mossa che, se da un lato non ha ancora innescato reazioni immediate, dall’altro riaccende il fantasma di un conflitto atomico, in un momento in cui Vladimir Putin, quasi con nonchalance, ha lasciato intendere di essere pronto a incontrare Volodymyr Zelensky, da lui definito senza mezzi termini "il nemico".

I sottomarini inviati da Trump, come riportato dalla Cnn, appartengono all’unica classe della Us Navy in grado di trasportare testate nucleari. Dotati di missili balistici, i 14 esemplari operativi della classe Ohio rappresentano una minaccia concreta, capace di alterare gli equilibri già precari tra le due superpotenze. Il loro dispiegamento, deciso in risposta alle provocazioni di Dmitri Medvedev, riporta in auge lo spettro della "mano morta", il sistema automatico di rappresaglia nucleare che durante la Guerra Fredda garantiva – o minacciava – una distruzione reciproca certa.

Eppure, mentre Trump e Medvedev si sfidano a colpi di retorica e mosse militari, Putin sembra concentrarsi sull’Ucraina, dove l’uso di droni-zombie – apparecchi riprogrammati per colpire obiettivi già neutralizzati – ha aggravato il bilancio di un conflitto che non accenna a placarsi. Una strategia che, se da un lato dimostra l’adattabilità delle forze russe, dall’altro solleva interrogativi sulle reali intenzioni del Cremlino, sempre più sospeso tra la ricerca di una vittoria militare e la necessità di trovare una via d’uscita politica.

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