Il silenzio di Mosca sull’ultimatum di Trump e la minaccia dei sottomarini nucleari

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Donald Trump ha scelto la carta più provocatoria per riaccendere la tensione con Mosca, annunciando venerdì sera il dispiegamento di due sottomarini nucleari statunitensi in posizioni strategiche, definendolo un «avvertimento» alla Russia. Se la mossa ha rievocato scenari da Guerra Fredda, la reazione di Mosca è stata, almeno inizialmente, sorprendentemente silenziosa. Un atteggiamento che contrasta con le esternazioni di Dmitry Medvedev, ex presidente russo e ora figura di primo piano nell’entourage putiniano, il quale aveva risposto a tono su X (ex Twitter) ricordando a Trump che la Russia «conserva le capacità nucleari sovietiche».

L’episodio si inserisce in una settimana già carica di pressioni, con Trump che ha dato a Putin sei giorni – fino all’8 agosto – per concordare un cessate il fuoco con l’Ucraina, minacciando altrimenti nuove sanzioni. «È un osso duro, ma agiremo», ha dichiarato il presidente americano, senza però specificare quali misure verrebbero adottate. Intanto, a Kiev, le autorità hanno lanciato una retata anti-corruzione, in un clima già teso per le proteste contro la leva obbligatoria.

Quello che colpisce, però, è l’assenza di una risposta ufficiale del Cremlino alla provocazione dei sottomarini. Se Medvedev ha giocato la carta della deterrenza, Putin – che controlla ogni mossa del suo governo – ha preferito non alimentare lo scontro diretto. Una scelta che potrebbe nascondere una strategia più articolata, considerando che Trump, da parte sua, ha ribadito di voler evitare un’escalation militare. «Non vogliamo usare queste armi, ma dobbiamo farci rispettare», ha aggiunto nell’intervista a Newsmax.

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