L'addio negato di Pellegrino e un fuorionda che imbarazza la Rai nel giorno delle ultime sfide

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il tradizionale appuntamento con la 50 chilometri a tecnica classica, gara che da sempre rappresenta il momento più autentico e spietato dello sci di fondo olimpico, ha vissuto questa mattina sul tracciato di Tesero una vigilia quantomai amara per i colori azzurri. Federico Pellegrino, il veterano valdostano che aveva annunciato come questo sarebbe stato il suo canto del cigno, l'ultima fatica prima di appendere gli sci al chiodo, non si è presentato al via. Un virus influenzale, insorto nella giornata di ieri e rivelatosi più ostico del previsto, lo ha costretto a un forfait che sa di beffa, considerando come lui stesso avesse dichiarato di aver costruito l'intero quadriennio attorno a questo momento, sognando il modo più poetico per chiudere una carriera costellata di successi -5. Al suo posto, sulla neve della Val di Fiemme, la responsabilità di difendere i colori italiani è ricaduta sulle spalle di Simone Daprà ed Elia Barp, quest'ultimo peraltro già compagno di Pellegrino nel bronzo conquistato nella team sprint -1-4.

Mentre l'attenzione degli appassionati era inevitabilmente calamitata dalla maratona sullo sfondo bianco, un episodio del tutto estraneo alle fatiche degli atleti ha finito per monopolizzare l'attenzione mediatica, gettando un'ombra sulla programmazione della Rai. Prima del collegamento per la gara di bob a quattro, andato in onda su Rai 2, i microfoni aperti hanno captato e trasmesso una conversazione interna che non lascia spazio a interpretazioni. Una voce, chiara e inequivocabile, suggeriva di evitare di inquadrare l'equipaggio numero 21, specificando che si trattava di quello israeliano -3-10. La frase, percepita come una chiara istigazione all'esclusione, è stata immediatamente rilevata e ha sollevato un'ondata di sdegno immediato. Marco Lollobrigida, direttore ad interim di Rai Sport, è intervenuto senza indugi con una nota ufficiale nella quale ha definito l'espressione ascoltata come inaccettabile e totalmente estranea ai valori che dovrebbero contraddistinguere il servizio pubblico -6.

Le scuse formali, indirizzate agli atleti israeliani, alla loro delegazione e all'intero pubblico dei telespettatori, rappresentano il primo passo di una procedura che la dirigenza Rai ha già attivato. Sono state infatti aperte immediate verifiche interne, con l'obiettivo dichiarato di risalire ai responsabili di quell'infelice e imbarazzante fuorionda, un episodio che rischia di compromettere l'immagine di professionalità costruita fin qui dalla squadra impegnata nella copertura dei Giochi -3. La vicenda, per quanto marginale rispetto al calendario sportivo, assume contorni delicati in un contesto internazionale già teso e richiama alla memoria altre recenti polemiche legate a commenti e atteggiamenti discriminatori in ambito sportivo, riaccendendo i riflettori sulla necessità di vigilanza costante contro ogni forma di antisemitismo.

La corsa di Klaebo verso la leggenda e le speranze azzurre nello skicross

Sul fronte squisitamente tecnico, la 50 km maschile, partita regolarmente alle 11.00, si è trasformata in un palcoscenico internazionale dove il norvegese Johannes Høsflot Klæbo si presentava con l'obiettivo di scrivere una pagina indelebile nella storia di questo sport. Un eventuale trionfo, infatti, gli avrebbe consegnato il sesto oro in altrettante gare disputate in questa edizione, un'impresa mai riuscita a nessun fondista prima d'ora, un traguardo che lo consacrerebbe come il più grande di sempre in una singola rassegna a cinque cerchi -5. La concorrenza, come prevedibile, non era disposta a fare da semplice comparsa: la Francia, con il giovane Mathis Desloges e l'esperto Hugo Lapalus, la Finlandia di Iivo Niskanen, specialista della tecnica classica, e lo statunitense Gus Schumacher rappresentavano le principali minacce alle ambizioni del fuoriclasse scandinavo -5.

Parallelamente alla fatica dei fondisti, l'Italia dello sci freestyle si giocava le proprie carte nello skicross maschile, altra disciplina spettacolare e ricca di insidie. Le qualificazioni del mattino avevano fornito indicazioni confortanti: Dominik Zuech e Simone Deromedis avevano centrato l'ottavo e il nono tempo, piazzamenti che garantivano un tabellone favorevole per le fasi a eliminazione diretta in programma nel primo pomeriggio -5. Con loro, anche Federico Tomasoni ed Edoardo Zorzi, pronti a giocarsi le proprie chance in una competizione dove la componente tattica e la capacità di gestire il contatto fisico diventano determinanti quanto la velocità pura. Il canadese Reece Howden, autore del miglior crono nel seeding, si profilava come l'uomo da battere, ma la formula della gara, con le sue batterie incerte e gli imprevisti dietro ogni curva, lasciava aperta ogni possibilità per gli azzurri -5.

La giornata di gare e il valore di un'eredità sportiva

La penultima giornata delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026 si presentava dunque ricca di appuntamenti e di significati, non solo per le medaglie in palio ma anche per i valori simbolici che molte gare portavano con sé. Oltre allo skicross maschile, l'attenzione era puntata sulla mass start femminile di biathlon ad Anterselva, che avrebbe visto in pista Dorothea Wierer alla sua ultima gara olimpica, accompagnata da Lisa Vittozzi, reduce dall'oro nell'inseguimento -1-4. Sul ghiaccio di Rho, Francesca Lollobrigida cercava invece il terzo oro della sua carriera nella mass start del pattinaggio di velocità, mentre la sera il curling maschile avrebbe offerto la finale per l'oro alla squadra di Joel Retornaz, un altro pezzo di storia azzurra pronto a scriversi -4-8.

L'assenza di Pellegrino, al di là del dispiacere personale e della delusione per un epilogo così beffardo, ha comunque riportato il discorso sul valore del ricambio generazionale. Lo stesso fondista valdostano, nei giorni scorsi, aveva avuto modo di sottolineare come la squadra italiana abbia atleti validi pronti a raccoglierne l'eredità, un passaggio di testimone che oggi, a Tesero, ha visto Elia Barp e Simone Daprà confrontarsi con la durezza della gara regina, portando avanti quel filo rosso che lega le generazioni del fondo azzurro -9. Una tradizione, quella dello sci di fondo italiano, che vanta pagine gloriose e che ora si trova a dover guardare avanti, tra la polvere lasciata da una carriera leggendaria e il rumore di fondo di un fuorionda che, per un giorno, ha distolto lo sguardo dalla neve.

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