Milano Cortina 2026, il giorno della staffetta e l’addio di Pellegrino: influenza, niente 50 km

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La penultima giornata delle Olimpiadi Invernali, quella che si consumerà oggi tra le piste della Valtellina, le curve della pista da bob di Cortina e il fondo ghiacciato del lago di Tesero, si apre con una doccia fredda per il morale dell’Italia team. Federico Pellegrino, il portabandiera azzurro, non sarà al via della 50 km di sci di fondo in programma nel tardo pomeriggio. Un virus influenzale, l’insidioso quanto banale nemico che si annida nei villaggi olimpici, ha avuto la meglio sulla resistenza del campione valdostano. L’uomo che aveva sognato di chiudere la sua parabola olimpica con un’altra medaglia, dopo il bronzo colto nei giorni scorsi, è costretto a gettare la spugna. Per lui, che a questi Giochi aveva voluto esserci a tutti i costi, non ci sarà nemmeno la passerella conclusiva, la fatica rituale della gara più lunga e spietata dello sci nordico. La Federazione ne ha dato notizia con un laconico comunicato, spegnendo sul nascere le speranze di un finale da copione -3-10.

Mentre il cielo si tinge di grigio su Tesero, altrove si consumano gli ultimi atti di un programma fittissimo. Sono in programma dieci assegnazioni di medaglie, e non mancheranno certo gli incroci caldi. Negli sport di slittino, il bob a due femminile consegnerà le sue ultime verità, ma è nel bob a quattro maschile, con le sue prime due manche, che si concentra parte dell’attenzione. La pista di Cortina, veloce e tecnica, farà da teatro a una sfida che si preannuncia serrata. Nel frattempo, all’Arena di Milano, si giocano le finali per il bronzo del curling femminile e dell’hockey su ghiaccio maschile, due partite che rappresentano comunque una vetrina importante, seppur lontana dai fasti dell’oro. L’Italia, che ieri ha visto sfumare qualche altra chance, cerca comunque di mantenere la posizione nel medagliere, anche se i Paesi Bassi premono alle spalle, forti di una tradizione nel pattinaggio di velocità che oggi potrebbe fruttare ancora podi pesanti nelle mass start.

Il fuorionda Rai e le polemiche sul bob

A gettare un’ombra sulla giornata, però, non sono solo le defezioni per malattia. Un episodio spiacevole, verificatosi ieri nel corso della diretta di Rai 2 dedicata alla gara di bob a quattro, ha innescato un vespaio di polemiche che rischia di offuscare il clima di festa. Nel pre-gara, un dialogo “catturato” dai microfoni aperti ha lasciato intendere una volontà, da parte della regia, di evitare le inquadrature sull’equipaggio israeliano, quello contraddistinto dal numero 21. Un “evitiamo l’equipaggio numero 21, che è quello dell’israeliano” è la frase incriminata, finita immediatamente nel mirino dell’Osservatorio Israele. L’associazione ha parlato senza mezzi termini di espressione antisemita, sottolineando come le Olimpiadi debbano essere un momento di unione e non di esclusione.

La reazione della Rai non si è fatta attendere. Marco Lollobrigida, responsabile ad interim di Rai Sport, ha espresso a nome della direzione scuse formali e immediate agli atleti israeliani e all’intera delegazione, definendo l’espressione utilizzata “inaccettabile” e contraria ai valori del servizio pubblico. Ma la faccenda non si è chiusa con le scuse. L’amministratore delegato della Rai, Giampaolo Rossi, ha annunciato l’apertura di un’istruttoria interna, finalizzata all’avvio di un procedimento disciplinare. L’obiettivo, come si legge nella nota diffusa dalla tv di Stato, è accertare con la massima rapidità eventuali responsabilità, perché l’obbligo del servizio pubblico è garantire una narrazione sportiva rispettosa di tutti, senza distinzioni di sorta -2.

La finale annunciata e la possibile visita di Trump

Domani, per la cerimonia di chiusura all’Arena di Verona, il mondo dello sport avrà già i suoi verdetti. Ma c’è un appuntamento, oggi, che profuma di leggenda e che catalizza l’attenzione ben oltre i confini del palazzetto. La finale di hockey su ghiaccio maschile tra Stati Uniti e Canada, in programma alle 14.10 all’Arena Santa Giulia di Milano, è una di quelle gare che non hanno bisogno di presentazioni. Un classico senza tempo, una rivalità che si nutre di decenni di sfide epiche. Gli americani arrivano all’appuntamento forti di un entusiasmo travolgente, a caccia del primo oro maschile da quarantasei anni a questa parte, dal famoso “Miracle on Ice” del 1980. I canadesi, dal canto loro, hanno i favori del pronostico e una squadra costruita per dominare.

E a rendere l’evento ancora più ghiotto, si aggiunge un retroscena di natura politica. Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, starebbe valutando l’ipotesi di un volo su Milano con Air Force One per assistere dal vivo alla supersfida. La sua presenza, non ancora ufficializzata, sarebbe un ulteriore sigillo sull’importanza dell’evento e trasformerebbe la finale in un palcoscenico globale. Non si esclude, nei corridoi che contano, che il tycoon possa poi trattenersi in Italia anche per la cerimonia di chiusura, incrociando probabilmente le massime cariche dello Stato. Un’eventualità, questa, che porterebbe i Giochi oltre i confini dello sport, proiettandoli in una dimensione di politica internazionale che raramente si vede a latitudini così alte -3.

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